Donne e peacekeeping: Benedetta Tatti, con Minusma in Mali, racconta

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ROMA, 20 GIUGNO – Donne nelle missioni dell’Onu in zone di conflitto armato. Un vero baluardo per riconquistare la fiducia della popolazione, soprattutto femminile, spesso vittima degli stupri di guerra. Il Capitano Benedetta Tatti, impegnata nella missione di peacekeeping Minusma in Mali, racconta a Radio 1, Voci dal Mondo, della Rai esperienze “a volte inenarrabili”, come “quando torni a casa e trovi, accanto al proprio portone un bambino con cui spesso parlavi e giocavi che chiede aiuto e medicazione per un piede a cui un parente ha dato fuoco per il solo scopo di limitargli la libertà, di non farlo allontanare da casa”.

Negli ultimi anni l’Onu, che solo lo scorso aprile ha approvato la sua prima risoluzione di condanna degli stupri come arma di guerra, ha puntato sulle donne peacekeepers per agevolare il rapporto con la popolazione femminile: “Essere donna comporta vantaggi: l’interazione e’ più immediata e spontanea”, spiega il Capitano Tatti secondo cui una maggiore presenza femminile sul campo “aiuta a responsabilizzare e a ispirare donne e ragazze a battersi per i propri diritti e per la pace soprattutto dove le istituzioni locali sono del tutto assenti o solo scarsamente presenti”. La Tatti spiega che come ufficiale di staff ha l’obbligo di vivere fuori dall’installazione militare, “per cui il contatto conn le popolazioni e’ quotidiano e diretto”.

Le donne hanno un ruolo cruciale nelle operazioni di pace. “La loro partecipazione a ogni livello consente alle missioni di adempiere in maniera più efficace ai loro mandati, migliorando la performance sia in termini di protezione dei civili che di sicurezza dei caschi blu e degli operatori umanitari”, aveva detto lo scorso aprile la Rappresentante Permanente italiana alle Nazioni Unite, Ambasciatrice Mariangela Zappia, intervenendo in un dibattito in Consiglio di Sicurezza sulle donne nel peacekeeping, aperto dal Segretario Generale Antonio Guterres.

La missione delle Nazioni Unite MINUSMA (United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali) è una delle piu’ pericolose tra le 14 attualmente in corso che fanno capo al DPKO. E’ stata decisa con la Risoluzione 2100 del 25 aprile 2013 dal Consiglio di Sicurezza per sostenere il processo politico di transizione e aiutare la stabilizzazione del Mali. Ne fanno parte oltre 13.000 unita’ da 57 Paesi, tra osservatori militari, funzionari di staff e personale schierato nelle principali citta’ maliane tra cui Kidal, Gao, Tumbuctu, Mopti coi compiti, tra l’altro, di garantire la sicurezza, la stabilizzazione e la protezione dei civili; sostenere il dialogo politico e la riconciliazione nazionale; assistere il ristabilimento dell’autorità statale, la ricostruzione del settore della sicurezza, e la promozione e protezione dei diritti umani nel paese.

L’attuale contributo italiano prevede dal 1° gennaio 2018 un impiego massimo di 7 militari, impiegati quale personale di Staff nel Quartier Generale militare dell’operazione a Bamako: tra questi il Capitano Tatti. (@OnuItalia)