Draghi e Di Maio a Tripoli, immigrazione, economia e cultura per far rinascere la collaborazione

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Foto Reuters

TRIPOLI, 6 APRILE – Il presidente del Consiglio Mario Draghi è oggi nella capitale della Libia Tripoli accompagnato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, per affrontare con i dirigenti del paese arabo numerose questioni sia bilaterali che di politica internazionale. Di Maio era stato guuià due volte a Tripoli nella stessa settimana al 21 al 26 marzo.

“E’ un momento unico per la Libia, c’è un governo di unità nazionale legittimato dal Parlamento che sta procedendo alla riconciliazione nazionale. Il momento è unico per ricostruire quella che è stata un’antica amicizia”, ha dichiarato Draghi insieme con il Primo Ministro libico Abdulhamid Dabaiba. “Un requisito essenziale – ha detto Draghi – per procedere con la collaborazione è che il cessate il fuoco continui….C’è la volontà di riportare l’interscambio economico e culturale ai livelli di 5-6 anni fa”.

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“Una delle questioni più importanti da riattivare – hanno detto i due premier – è l’Accordo di amicizia del 2008, a cominciare dalla costruzione dell’autostrada costiera dal confine con la Tunisia a Bengasi. E prevediamo un aumento della collaborazione nell’elettricità e nell’energia”. Per il premier libico quello con Draghi ”è stato un incontro straordinariamente soddisfacente. Abbiamo parlato della cooperazione in campo infrastrutturale, energetico, sanitario e culturale. L’Italia aumenterà le borse di studio per gli studenti libici e l’attività dell’Istituto di Cultura italiano. Si vuole fare di questa partnership una guida per il futuro nel rispetto della piena sovranità libica”, ha aggiunto.

“Sul piano dell’immigrazione – ha rilevato Draghi –  noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia. Ma il problema non è solo geopolitico, è anche umanitario e in questo senso l’Italia è uno dei pochi Paesi che tiene attivi i corridoi umanitari“.

Draghi non è l’unico leader internazionale atteso in Libia in questi giorni: domenica Dabaiba ha accolto Charles Michel, il presidente del Consiglio europeo, mentre lunedì ha fatto visita Robert Abela, il primo ministro di Malta. Dopo Draghi vedrà Kyriacos Mitsotakis, il primo ministro della Grecia, che parteciperà alla riapertura dell’ambasciata greca di Tripoli, chiusa a causa della guerra civile.

Nelle ultime settimane inoltre numerosi paesi europei hanno riaperto le loro ambasciate a Tripoli, chiuse a causa della guerra civile: tra questi la Francia, la settimana scorsa. La ripresa dell’attività diplomatica in Libia è sintomo del fatto che la comunità internazionale spera che il governo di Dbeibah sia in grado di riportare un po’ di stabilità nel paese, dopo dieci anni di scontri: per questo, tutti i governi che hanno un interesse nel Mediterraneo stanno cercando di accreditarsi presso il nuovo governo.

A partire dal 2014 la Libia è stata divisa in due: a occidente il governo di Fayez al Serraj, riconosciuto a livello internazionale e basato a Tripoli, a oriente il governo del maresciallo Khalifa Haftar. Tra i due governi, sostenuti da vari sponsor internazionali (Turchia per Serraj, Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti per Haftar) si era creato uno stallo che Haftar aveva cercato di rompere nell’aprile del 2019, con un’operazione militare per conquistare Tripoli. Dopo un assedio di 14 mesi, l’operazione militare di Haftar si era conclusa in un fallimento, soprattutto per via dell’intervento della Turchia a favore di Tripoli, e il maresciallo era stato costretto a ritirarsi.

Nell’ottobre 2020, a Ginevra, le due parti avevano firmato un cessate il fuoco — che è stato rispettato soltanto in parte — e a novembre, a Tunisi, era cominciato un lungo negoziato di pace sotto l’egida dall’ONU, a cui avevano partecipato 75 rappresentanti libici, riuniti nel Forum di dialogo politico per la Libia. Il Forum (nel frattempo trasferito a Ginevra) aveva trovato un accordo a inizio anno: sarebbe stato nominato un governo transitorio e di unità nazionale, per portare il paese alle elezioni previste il 24 dicembre 2021.