Eritrea: nuovo contributo italiano a scavi di Adulis, la “Pompei africana”

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ROMA, 17 GENNAIO – Dalla cooperazione italiana una nuova spinta alla protezione del patrimonio culturale di Adulis, l’antico porto sul Mar Rosso dove da otto anni sono al lavoro archeologi italiani. Un finanziamento di due milioni di euro consentire di accrescere l’impatto della ricerca archeologica e creare formazione e opportunità di lavoro per la popolazione locale.

Grazie alla sua favorevolissima posizione, Adulis era al centro dei commerci tra Mediterraneo, Africa, Arabia e Oceano Indiano e vi transitavano merci come avorio, gusci di tartaruga, spezie, perle, pietre preziose tanto che per gestire questi scambi il Regno di Axum fu il primo e l’unico dell’Africa subsahariana a battere moneta. E’ dal 2011 che i gemelli milanesi, Alfredo e Angelo Castiglioni, archeologi e antropologi, lavorano sulle rovine della antica città oggi in Eritrea sepolta da una violenta alluvione forse accompagnata anche da un terremoto. 

Adulis, nota già per le fonti antiche come Plinio il Vecchio, era probabilmente già stata raggiunta dalle spedizioni faraoniche nel II millennio a.C., che identificavano questa zona della costa meridionale del Mar Rosso con il nome di Terra Punt, ricordata nella Bibbia come la regione abitata dai discendenti di Cam, figlio di Noè, nella quale ricercavano merci rare ed animali esotici.

Gli scavi stratigrafici, attualmente circoscritti alle fasi più recenti del sito e effettuati usando manodopera locale, hanno portato alla scoperta in questa “Pompei africana” di testimonianze paleocristiane, rappresentate da tre basiliche risalenti al V-VI secolo, le più antiche del Corno d’Africa. (@OnuItalia)