Crisi alimentari: per FAO, UE e WFP fame acuta colpisce ancora 113 milioni di persone

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Photo FAO

ROMA, 2 APRILE – Un rapporto presentato oggi congiuntamente dall’Unione Europea, dalla FAO e dal WFP rileva che circa 113 milioni di persone in 53 paesi del mondo hanno sperimentato situazioni di fame e insicurezza alimentare acuta nel 2018; nel 2017 erano 124 milioni.

Commentando i dati, il Commissario UE per la Cooperazione Internazionale e lo Sviluppo Neven Mimica ha affermato che “l’insicurezza alimentare rimane una sfida globale. Per questo, tra il 2014 e il 2020, la UE avrà fornito oltre 9 miliardi per attività relative alla sicurezza alimentare e nutrizionale e all’agricoltura sostenibile in oltre 60 paesi. Il Rapporto Globale di oggi mette in luce la necessità di rafforzare la cooperazione tra operatori umanitari, dello sviluppo e per la pace in modo da invertire e prevenire le crisi alimentari. Una Rete Globale più forte può contribuire a realizzare sul campo il cambiamento per coloro che ne hanno davvero bisogno”.

Christos Stylianides, Commissario UE per gli Aiuti umanitari e la Gestione delle crisi, ha rilevato che “le crisi alimentari rimangono una sfida globale, che richiede sforzi congiunti da parte nostra. L’UE continua a rafforzare il suo impegno umanitario. Negli ultimi tre anni, con quasi due miliardi di contributi, la UE ha allocato il più ampio budget di sempre per l’assistenza alimentare e nutrizionale. Le crisi alimentari stanno diventando più acute e complesse e abbiamo bisogno di metodi innovativi per affrontarle e per evitare che si presentino. Il Rapporto Globale fornisce una base per formulare le prossime fasi della Rete Globale migliorando i nostri meccanismi di coordinamento”.

Dal rapporto sono emersi alcuni punti chiave:
• Il numero di persone colpite da crisi alimentari nel 2018, 113 milioni, è calato leggermente rispetto ai 124 milioni del 2017. Tuttavia il numero di persone toccate da crisi alimentari nel mondo è rimasto ben al di sopra dei 100 milioni negli ultimi tre anni, ed il numero dei paesi coinvolti è aumentato. Inoltre, 143 milioni di persone in altri 42 paesi sono ad un solo passo dalla fame acuta.
• Circa due terzi di quanti sono colpiti da fame acuta si trovano in soli 8 paesi: Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Nigeria, Sud Sudan, Sudan, Siria e Yemen. In 17 paesi la fame acuta è rimasta invariata o è aumentata.
Clima e disastri naturali hanno spinto 29 milioni di persone nella fame acuta nel 2018 – mentre 13 paesi, incluso Corea del Nord e Venezuela, non vengono considerati in questa analisi a causa della mancanza di dati.

Il direttore generale della FAO ha commentato che “dal Rapporto Globale risulta chiaro che, nonostante il leggero calo rispetto ai valori del 2017, il numero di persone colpite da insicurezza alimentare acuta – la forma più estrema di fame – è ancora troppo alto. Dobbiamo agire su vasta scala lungo il nesso interventi umanitari-politiche per lo sviluppo sviluppo-costruzione della pace per costruire la resilienza delle popolazioni colpite e vulnerabili. Per salvare vite, dobbiamo salvare anche i mezzi di sostentamento”.

“Per sconfiggere veramente la fame, dobbiamo affrontarne le cause alla radice: conflitti, instabilità, l’impatto degli shock climatici. Per raggiungere l’obiettivo Fame Zero i bambini e le bambine hanno bisogno di essere ben nutriti e di ricevere una buona istruzione, le donne devono essere veramente emancipate, le infrastrutture rurali rafforzate. Programmi che rendano resilienti e più stabili le comunità ridurranno i numeri di affamati. E abbiamo bisogno che i leader del mondo facciano un’altra cosa: si prendano le proprie responsabilità e contribuiscano a risolvere i questi conflitti, ora” gli ha fatto eco il Direttore Esecutivo del WFP, David Beasley.

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David Beasley

I risultati del rapporto sono un forte richiamo ad una cooperazione rafforzata che unisca prevenzione, preparazione e risposta alle necessità umanitarie urgenti e alle loro cause. Tra queste rientrano i cambiamenti climatici, gli shock economici, i conflitti e lo sfollamento della popolazione. Il rapporto mette inoltre in risalto la necessità di un approccio e di un’azione unificati lungo la dimensione dell’azione umanitaria e delle politiche per lo sviluppo rispetto alle crisi alimentari, oltre a richiedere maggiori investimenti nella mitigazione dei conflitti e per una pace sostenibile.