Agenzie Onu: aumentano crisi per fame e carestia in quattro territori critici

192
Fame

ROMA,11 novembre – Le agenzie delle Nazioni Unite per l’alimentazione hanno pubblicato un nuovo rapporto che innalza il livello di allerta per quanto riguarda i rischi di fame carestia, lanciando un severo monito: quattro paesi contengono sacche che potrebbero precipitare a breve in gravissime crisi se le condizioni dovessero “ulteriormente deteriorarsi nei prossimi mesi”. Questi paesi sono il Burkina Faso, nell’Africa del Sahel (Africa occidentale), la Nigeria nordorientale, il Sudan del Sud e lo Yemen. Africa

L’Analisi di allarme rapido dei territori critici colpiti da insicurezza alimentare acuta, pubblicata da FAO e WFP descrive una combinazione incendiaria di conflitti, recessione economica, fenomeni meteorologici estremi e pandemia COVID-19, che sta precipitando la popolazione a uno stadio emergenziale di insicurezza alimentare. Nei quattro territori che versano in condizioni più critiche, alcune fasce della popolazione stanno già vivendo una situazione di fame preoccupante, al punto che, stando al rapporto, un’escalation dei conflitti associata a un’ulteriore limitazione dell’accesso agli aiuti umanitari potrebbe esporre queste zone a un rischio di carestia.

Il rapporto precisa, tuttavia, che i quattro paesi sono lungi dall’essere le uniche zone rosse in una mappa del pianeta in cui l’insicurezza alimentare acuta sta raggiungendo ovunque livelli sempre più elevati, trainata da una combinazione di fattori diversi. Sono altri 16, infatti, i paesi interessati da un elevato rischio di diffusione della fame acuta. Lo scopo del rapporto sui territori critici colpiti da insicurezza alimentare è stimolare un’azione urgente che possa essere intrapresa nell’immediato per evitare un’emergenza di proporzioni drammatiche, o una serie di emergenze, nei prossimi tre fino a sei mesi. L’evolversi della situazione nei paesi a rischio più elevato dipenderà dalla dinamica dei conflitti, dall’andamento dei prezzi dei generi alimentari e dalla miriade di possibili conseguenze della pandemia COVID-19 sui loro sistemi alimentari, dalle precipitazioni e dall’esito dei raccolti, dall’accesso agli aiuti umanitari e dalla disponibilità dei donatori a continuare a finanziare le operazioni umanitarie.

Situazioni critiche in varie aree del pianeta

Tenendo in considerazione tutti gli aspetti, il rapporto congiunto menziona un totale di 20 paesi e contesti che sono a “ulteriore rischio di peggioramento del quadro di insicurezza alimentare acuta”, annoverando tra i fattori trainanti della fame il dilagare e l’intensificarsi della violenza, le crisi economiche esacerbate dall’impatto socioeconomico della pandemia COVID-19, i fenomeni meteorologici estremi, le minacce di portata transfrontaliera come le invasioni di locuste del deserto e il mancato accesso agli aiuti umanitari. Il rapporto rileva che nella Repubblica democratica del Congo ben 22 milioni di persone versano attualmente in condizioni di insicurezza alimentare acuta, il numero più alto mai registrato in un singolo paese. Nel Burkina Faso si è assistito a una vera e propria esplosione di casi, con un numero di individui afflitti dalla fame che è quasi triplicato rispetto al 2019, in conseguenza dell’aumento dei conflitti, degli sfollamenti forzati e delle ripercussioni dell’emergenza COVID sull’occupazione e sull’accesso al cibo.

Altrettanto disperata la situazione nello Yemen, dove l’attuale quadro di insicurezza alimentare, associato al conflitto in corso e all’aggravamento della crisi economica, potrebbe determinare un ulteriore deterioramento di un quadro di sicurezza alimentare di per sé già alquanto critico.fame

Lo stadio “Carestia/catastrofe umanitaria” è il più grave dei cinque previsti dal sistema IPC (Quadro integrato di classificazione) per classificare stadi crescenti di insicurezza alimentare. Quando viene dichiarata questa fase estrema, significa che si contano già vittime per fame tra la popolazione. Il rapporto ammonisce che, in assenza di interventi urgenti a partire da oggi, il mondo potrebbe assistere a una nuova carestia dall’ultima volta in cui, nel 2017, la catastrofe umanitaria è stata dichiarata in alcune aree del Sudan del Sud. Il nuovo rapporto è stato elaborato nell’ambito della Rete mondiale contro le crisi alimentari (Global Network Against Food Crises, GNAFC), un’alleanza di operatori del settore umanitario e dello sviluppo creata nel 2016 dall‘Unione europea, dalla FAO e dal WFP per agire sulle cause profonde delle crisi alimentari, attraverso la condivisione di analisi e conoscenze, un coordinamento ottimizzato delle risposte basate su riscontri scientifici e interventi collettivi per rafforzare il nesso aiuti umanitari-sviluppo-pace.