Black lives matter: dopo omicidio Floyd ora ne discute Consiglio dei diritti umani dell’Onu

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GINEVRA, 18 GIUGNO – Il caso di George Floyd, ucciso per soffocamento durate un’operazione di polizia a Minneapolis ha suscitato un’ondata di indignazione e di proteste negli Stati Uniti e nel mondo e ora giunge sui banchi delle Nazioni Unite: 54 Paesi africani hanno infatti chiesto formalmente all’Onu un’inchiesta per indagare su razzismo e violenza sistematica della polizia negli Usa.

George Floyd e il poliziotto accusato dell’omicidio

La richiesta è stata fatta dall’ambasciatore del Burkina Faso che ha inviato una lettera a nome di 54 Paesi africani: alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno riguardato l’America, ma non solo, si chiede di indagare sugli episodi di razzismo, violenza della polizia e sulla violazione dei diritti umani ai danni di africani o persone di origine africana. La richiesta è quindi al vaglio delle Nazioni Unite che la sta discutendo proprio in queste ore presso il Consiglio per i diritti umani di Ginevra.
Il Consigli è stato istituito nel 2006, e ha la responsabilità di promuovere il rispetto universale per la protezione dei diritti umani e le libertà fondamentali per tutti, senza distinzione alcuna. Da allora ha creato 31 commissioni di inchiesta e missioni conoscitive, tra cui ad esempio per paesi come Venezuela, Myanmar e Congo. La numero 32 potrebbe formarsi proprio nei prossimi giorni. Se la proposta venisse accolta dal Consiglio, gli Stati Uniti potrebbero finire nella lista dei Paesi sotto esame Onu, per la prima volta in un Paese occidentale.
A dare maggiore drammaticità al tema, non solo i numerosissimi disordini che in queste settimane hanno punteggiato gli Stati Uniti – dove peraltro sono emersi analoghi esempi di brutalità della polizia nei confronti dei neri, sfociati in alcuni casi in omicidi – ma anche l’intervento del fratello di George Floyd, Philonyse, all’Onu: “Le vite dei neri negli Usa non contano”, ha detto ”quegli agenti hanno mandato questo messaggio”. Non a caso uno degli slogan adottati dalle manifestazioni di protesta di questi giorni è stato proprio ”black lives matter”.
“Gli agenti non hanno mostrato pietà né umanità – ha accusato il fratello di Floyd in videocollegamento con Ginevra- e hanno torturato a morte mio fratello per le strade di Minneapolis davanti ad una folla di testimoni che guardava e li implorava di smettere, dando al popolo nero ancora una volta la stessa lezione: che la vita dei neri non conta negli Stati Uniti”.