Giornata Onu delle donne nella scienza: battere pregiudizi, sfondare tetto di cristallo

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donne scienza STEM
Photo: Pan American Health Organization @ UN Women

ROMA, 11 FEBBRAIO – La scienza tra ‘soffitto di cristallo’ e diritto umano: dal 2015 le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata internazionale delle donne nella scienza che, patrocinata dall’Unesco, ha come obiettivo quello di combattere gli stereotipi di genere, incoraggiando le ragazze a intraprendere studi nelle discipline cosiddette Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics).

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Un disegno per Margherita Hack

L’11 febbraio di ogni anno quindi è diventata una giornata nella quale si discute del ‘diritto umano’ delle donne ad accedere alla scienza e di come rimuovere tutti quei pregiudizi che rendono la carriera scientifica di una donna un vero e proprio percorso ad ostacoli. Del quale, molte volte, non si riesce nemmeno a vedere il traguardo.

Per l’occasione sono in programma in tutto il mondo diverse iniziative dedicate e si invitano gli Stati membri, le università, la società in generale ”a promuovere la piena ed equa partecipazione di donne e ragazze nelle scienze, in materia di istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali”. Anche se, come fanno osservare molte delle interessate, la celebrazione non risolve una situazione consolidata, l’intento delle Nazioni Unite è stato quello di rendere visibile il gap e le difficoltà incontrate dalle donne nel campo della ricerca e quindi dare consapevolezza che il problema esiste. Per di più si tratta di una situazione che penalizzando le donne penalizza tutto il campo della ricerca scientifica impedendone il naturale progresso.Donne e Scienza

Tra i numerosi eventi previsti in tutto il mondo, inclusa l’Italia dove soprattutto le università hanno organizzato incontri dedicati agli studenti, come quello in programma alla Sapienza di Roma, le varie manifestazioni avranno al centro il tema ”investire sulle donne nella scienza per una crescita inclusiva e rispettosa dell’ambiente”. Due giovani attiviste contro i cambiamenti climatici, la svedese Greta Thunberg e la sudafricana Kiara Nirghin, vengono citate come modello a cui ispirarsi sia da Audrey Azoulay, direttore generale dell’Unesco, sia da Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttore esecutivo di Onu Women.

La scienza e l’uguaglianza di genere, scrive l’Onu sul suo sito, sono vitali per la società e lo sviluppo. Negli ultimi 15 anni, sono stati fatti grandi sforzi a livello globale per coinvolgere le donne nella scienza. Tuttavia permangono pregiudizi e stereotipi di genere che tengono lontane le ragazze e le donne. Tanto che attualmente, meno del 30% dei ricercatori in tutto il mondo è di sesso femminile

A oggi, sono solo 20 i premi Nobel assegnati a una donna per la fisica (3), la chimica (5) o la medicina (12), a fronte dei ben 585 andati a uomini. I dati dell’Unesco relativi al biennio 2014-2016 dicono che solo il 30 per cento di tutte le studentesse a livello globale sceglie discipline Stem ai livelli più alti della formazione, con crolli anche al 3 per cento per materie come l’informatica. Le percentuali sprofondano poi in modo ancora di più quando parliamo dei livelli apicali della carriera, e non solo nei paesi in via di sviluppo – un fenomeno per il quale esiste persino una metafora, quella del soffitto di cristallo.

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In ricordo di Marie Curie

Il Global Gender Gap Report, lo studio realizzato dal World Economic Forum per studiare il divario di genere nel mondo, prende in esame i criteri principali per la stima di tale divario: accessibilità sia alle risorse e alle opportunità economiche e culturali sia alle cure mediche e all’educazione.”Al fine di raggiungere una totale parità economica e di opportunità tra uomini e donne ci vorranno ancora 108 anni”, è detto nel rapporto, secondo il quale ”se si riuscisse a colmare il gap di genere del 25 per cento, il Pil mondiale aumenterebbe di 5.300 miliardi di dollari”. Questo conferma che non solo la ricerca scientifica e tecnologica ma anche la parità di genere spingono inequivocabilmente la nostra società verso un progresso e un benessere condivisi – e condivisibili – da tutti.

Basti pensare, infine, che la parità di genere è tra i diciassette obbiettivi inclusi dalle Nazioni Unite nel Programma 2030 dello sviluppo sostenibile per trasformare il mondo.

(@novellatop, 11 febbraio 2019)