Guterres taglia spese ma all’ONU le casse sono vuote, a rischio stipendi e attività

1074

NEW YORK, 11 OTTOBRE – Una crisi finanziaria senza precedenti potrebbe mettere a rischio numerose attività delle Nazioni Unite, in particolare gli stipendi del personale, o i progetti di cooperazione. L’allarme è stato lanciato dal segretario generale Antonio Guterres secondo cui il prossimo mese l’ONU potrebbe non avere abbastanza fondi per pagare gli stipendi del personale se gli Stati membri non verseranno le quote dovute.

Al Comitato di bilancio dell’Assemblea generale di fronte ai 193 membri presenti Guterres ha anche voluto far notare che se non avesse lavorato così intensamente già a partire da gennaio per tagliare le spese, “non avremmo avuto la liquidità per sostenere” l’incontro annuale dei leader mondiali il mese scorso. Inoltre Guterres ha inviato una lettera allo staff dell’organizzazione informando che le finanze sono entrate in una modalità di crisi e che si sta operando troppo in deficit.

Ginevra
Il segretario Onu Guterres

Ad oggi sono solo 130 dei 193 paesi membri ad aver saldato interamente le quote dovute, mancano all’appello oltre 1,3 miliardi di dollari ai quali vanno aggiunti i mancati pagamenti degli anni precedenti, una cifra che supera i 500 milioni. Il budget delle Nazioni Unite per quest’anno è di 5,4 miliardi ed è separato dal budget per le operazioni di mantenimento della pace che raggiunge 6,5 miliardi.

I maggiori contributori dell’istituzione sono gli Stati Uniti, che secondo gli accordi dovrebbero sostenere il 22% degli oltre 3,3 miliardi di dollari necessari per il solo 2019. Washington però era già in debito di circa 381 milioni di dollari per gli esercizi precedenti ai quali si aggiungono ora ben altri 674 milioni per il budget della gestione 2019. Il Presidente Donald Trump aveva in precedenza affermato che Washington si starebbe assumendo un onere ingiusto per il costo delle Nazioni Unite ed aveva spinto per una riforma dell’istituzione mondiale. Guterres da allora aveva lavorato per migliorare l’efficienza delle Nazioni Unite e ridurne i costi, e ha rivelato di aver introdotto misure straordinarie per far fronte alla carenza: stop alle nuove assunzioni, viaggi consentiti solo quando essenziali, riduzione, rinvio o cancellazione delle riunioni minori.

Va notato che le missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite sono finanziate da un budget separato, che si aggira intorno ai 6 miliardi e mezzo di dollari all’anno. Gli Stati Uniti sono responsabili di quasi il 28 percento del budget per il mantenimento della pace, ma si sono impegnati a pagarne solo il 25 percento, come richiesto dalla nuova legge americana. Washington attualmente deve 2,4 miliardi di dollari per le missioni di mantenimento della pace. Le Nazioni Unite fanno notare che le proprie operazioni di mantenimento della pace costano meno dello 0,5 percento delle spese militari mondiali.

I principali Paesi contribuenti sono Etiopia, India, Bangladesh, Nepal e Ruanda. Pagano le loro truppe secondo le loro scale salariali nazionali e vengono poi rimborsate dalle Nazioni Unite. Una media di 1.428 dollari al mese per soldato.

Secondo l’Onu sono poco più di trenta i paesi che hanno versato la propria quota per il budget regolare entro la scadenza del 30 gennaio. Tra questi il Canada (76 Milioni), Australia (61M), Olanda (37M), Svizzera (32M), Polonia (22M) e India (21M). L’Italia ha pagato la sua quota di 92 milioni il 22 febbraio 2019. Il numero di paesi che pagano per intero la loro contribuzione è diminuito significativamente quest’anno rispetto agli anni precedenti. Solo 130 paesi avevano inviato i loro contributi quest’anno alla fine di settembre rispetto ai 141 dell’anno scorso. (@OnuItalia)