Idomeneo dei profughi va in scena all’Opera di Roma con Sant’Egidio

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ROMA, 11 NOVEMBRE – L’Idomeneo di Mozart va in scena in questi giorni al Teatro dell’Opera di Roma con migranti rifugiati sul palco. L’iniziativa, dall’8 al 16 novembre, e’ una collaborazione tra il teatro romano e la Comunità di Sant’Egidio.

L’orchestra, diretta da Michele Mariotti, e la regia di Robert Carsen introducono lo spettatore in un ambiente devastato dalla guerra dove sono di sfondo le città distrutte, le recinzioni e il mare. I migranti sono simboli viventi di un dramma sempre attuale: corrispondono ai “vinti” del mito greco, mentre dall’altra parte ci sono i vincitori, vestiti da militari. La collaborazione porta sul palco trentuno giovani che conoscono, tramite la propria esperienza o della propria famiglia, l’approdo in un paese diverso, l’esclusione e la ricerca della pace.

C’è chi è arrivato in Italia via mare, dopo aver affrontato il deserto e sofferenze estreme; chi ha deciso di non affrontare il Mediterraneo perché colpito dalla notizia di amici che hanno perso la vita nell’attraversata precedente. Alcuni hanno avuto un destino diverso grazie ai corridoi umanitari dal Libano, programma con il quale sono arrivati in Italia con un viaggio sicuro.

I protagonisti dell’Idomeneo dei profughi vengono per la maggior parte dall’Africa e dalla Siria e sono a punti diversi di un percorso di integrazione in Italia: da chi è in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, a chi frequenta corsi per diventare mediatore culturale. Hanno condiviso i momenti delle prove, delle pause, si sono affacciati da giovani su un mondo tutto nuovo e affascinante, come quello dell’Opera, imparando a lavorare con la professionalità richiesta, spiega Sant’Egidio. Con l’Idomeneo, lo spettacolo vuole far deporre le armi dello scontro tra le diversità, come è rappresentato in modo molto evocativo dall’enorme quantità di fucili. Per i giovani migranti e per tutti, un’immagine spettacolare, ma non passeggera, di come è possibile vivere e lavorare insieme, italiani e nuovi italiani. (@OnuItalia)