Covid-19: Leonardo, fotografo per Amref in Kenya, racconta il suo lockdown

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Foto: Leonardo Mangia

ROMA, 3 GIUGNO – Pubblichiamo la testimonianza di un fotografo italiano volontario in Africa per Amref, rimasto bloccato in Kenya dall’esplodere della pandemia di coronavirus.

Leonardo Mangia, collaboratore della Ong, scrive: ”In questi giorni l’opinione pubblica italiana si è molto focalizzata sulla natura del volontariato, e trovandomi in Kenya come volontario durante la diffusione del Coronavirus in tutto il mondo, ho deciso di raccontare l’esperienza che sto vivendo in questo paese”. ”Sono partito dall’Italia a inizio marzo, quando l’epidemia aveva iniziato a diffondersi ma era ancora possibile lasciare il Paese per comprovati motivi lavorativi. Attraversando il gate mai mi sarei immaginato come sarebbero stati i mesi successivi per me e per il resto del mondo…Questi mi avrebbero portato a collaborare con Amref Italia come fotografo per documentare l’avanzare della pandemia in Africa. In quel momento, partivo solamente per cooperare come fotografo e ingegnere volontario con la Learning Lions a Lodwar nella Contea di Turkana, attività che tuttora continuo a svolgere. Questa ONG fornisce formazione e opportunità lavorative nel campo IT per i più talentosi giovani di quest’area”.

Foto Leonardo Mangia

”La coincidenza ha voluto – scrive ancora Mangia – che quasi contemporaneamente al mio arrivo, il governo keniota annunciasse il primo caso di Covid-19 e le prime misure preventive, tra cui la quarantena per i nuovi arrivi. Durante i miei primi giorni di isolamento vennero chiuse scuole, ristoranti, luoghi di culto e qualsiasi altro posto che favorisse l’aggregazione e, poco prima della fine, furono introdotti anche il coprifuoco notturno e la restrizione degli spostamenti. Ho passato quei 14 giorni quasi completamente da solo, in un continente a me sconosciuto e in una zona tra le più rurali del Pianeta. Ho affrontato momenti complicati, mi sono dovuto abituare in fretta ad alcuni disagi….. ma nonostante tutto quei giorni sono trascorsi abbastanza velocemente. Impiegavo il tempo cercando di acquisire più informazioni sulla zona in cui mi trovavo, diconoscere i luoghi, i cibi e le tradizioni, inoltre pensavo quotidianamente a quali scatti avrei potuto fare una volta conclusa la quarantena. Dopo quelle due settimane la vita quotidiana era cambiata completamente, la paura del Coronavirus era diventata palpabile, le persone vedevano con diffidenza gli occidentali e gli effetti economici e sociali del Covid iniziavano ad essere evidenti e più severi di quelli sanitari”.

Contrariamente alle aspettative, ”la rigidezza e la tempestività delle misure introdotte dal mio arrivo, che sono tuttora in vigore, sono riuscite a contenere l’avanzata del virus. L’allerta rimane comunque altissima, infatti sono stati confermati più di 1.000 casi ufficiali in tutto il Kenya e sono in aumento. L’uso delle mascherine in città, che qua costano più o meno come un pasto al ristorante, sta aumentando quotidianamente, cosi come le micro-attività che le producono. Il lavaggio delle mani è diventato obbligatorio prima di entrare in qualsiasi negozio, l’unica difficoltà quasi insormontabile rimane il distanziamento sociale”.

Secondo Mangia ”il prezzo che sta pagando la popolazione è molto alto. Infatti, oltre all’avanzata del virus, arrivato da poco anche in una zona così remota, deve affrontare anche i gravi effetti economici. Soprattutto il problema della malnutrizione, che si sta accentuando giorno dopo giorno a causa dalle limitazioni degli spostamenti. Considerate che alcuni villaggi si trovano a più giorni di cammino da un luogo dove potersi rifornire di beni di prima necessità, e questi al momento sono quasi completamente isolati. Inoltre, a Lodwar si intravedono i primi malumori per le restrizioni commerciali e sociali ma gli sforzi delle forze dell’ordine riescono a mantenere un equilibrio che a mio avviso è ragionevole. In questo scenario, che descrive la mia quotidianità da più di due mesi, è scaturita la collaborazione fotografica con Amref Italia….La partnership è nata quasi spontaneamente. Mi ero domandato quale contributo potessi dare come fotografo in questo particolare momento, e la risposta che mi diedi fu di cedere i miei scatti a chi operava sul territorio per il bene delle persone. Amref infatti sul territorio è molto attiva con ben 19 progetti nelle aree più remote della contea. Questi riguardano la salute e il benessere femminile e infantile, l’accesso a servizi sanitari di base e ovviamente la prevenzione da Covid-19. Assieme ci siamo proposti di documentare queste iniziative e di poter dare una visione realistica della vita quoridiana in uno dei luoghi più remoti della Terra”