Storie: dai monti del Kirghizistan alle passerelle di moda, attraverso l’Italia e la FAO

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ROMA, 9 MARZO – Questa è una storia di collaborazione tra donne, di paesi lontani, di antichi saperi, di organizzazioni internazionali, di stoffe speciali e di moda. E’ quella che percorre la distanza che separa l’Italia dal Kirghizistan ex repubblica sovietica asiatica e arriva attraverso la FAO sulle passerelle della moda.  Negli ultimi cinque anni, l’iniziativa Mountain Partnership Products (MPP), un progetto finanziato dall’Italia e realizzato dalla FAO, ha collaborato con le associazioni di produttrici di manufatti in feltro ricamato in Kirghizistan. In quel paese, dove le temperature invernali possono precipitare decine di gradi sotto lo zero, il feltro è una fonte vitale di calore per la popolazione locale e ha un ruolo centrale nella loro cultura. È un materiale tradizionale utilizzato per decorare yurte e realizzare coperte e vestiti. L’arte del feltro è passata da una generazione all’altra, da madre in figlia, per secoli.

©FAO/Mirbek Kadraliev

“Nei tempi antichi, il feltro era considerato un materiale sacro nella nostra cultura. Credevamo che ci avrebbe protetto dagli spiriti maligni e dalle forze nemiche, così come dalle temperature rigide”, spiega Zhamilya Mambetkulova, 65 anni, insegnante in una scuola locale di Barskoon, situata a Issyk-Kul, la regione più nord-orientale del Kirghizistan. È un’esperta di ricami e design tradizionali e ha insegnato alle ragazze locali il suo mestiere negli ultimi 40 anni. Nel 2017, lei e un gruppo di donne locali si sono riunite per formare un gruppo di artigiane chiamato Topchu, lavorando insieme per produrre e vendere manufatti di seta e feltro.

La loro storia viene ora in luce sul sito della FAO. “Utilizziamo motivi tradizionali kirghisi per creare tessuti, tappeti, vestiti, sciarpe di seta e arazzi adornati con feltro. Questi vengono poi venduti in negozi e boutique nella capitale Bishkek e talvolta a livello internazionale. Attualmente ci sono circa 15 donne coinvolte a Topchu”, dice Zhamilya. Far parte di un gruppo di artigiane è un modo per le donne di produrre di più e quindi fare un reddito extra, a volte anche raddoppiando il salario mensile.”Con i soldi in piu’, possiamo pagare per l’istruzione dei bambini e migliorare la sicurezza alimentare delle nostre famiglie” racconta. Ad aiutare nell’accesso a mercati più ampi attraverso l’etichetta MPP, e’ un tag narrativo che racconta la storia di ogni prodotto, consentendo ai consumatori di conoscere le origini e il ruolo di un prodotto nelle culture locali. Le sciarpe realizzate da Topchu portano questa etichetta, che spiega la storia, la tradizione e l’unicità di ogni prodotto e aiuta la loro vendita in tutto il mondo.

Stella Jean

E’ a questo punto che entrano in campo la Fao, l’Italia e la moda. Nel 2020, il Comitato femminile della FAO ha presentato il lavoro di Topchu alla stilista etica Stella Jean (italiana di origine haitiana) per esplorare il suo interesse a collaborare con l’iniziativa MPP su una collezione di moda sostenibile. I disegni di Stella si basano sul multiculturalismo nella moda, fondendo la sartoria classica italiana con caratteristiche stilistiche di diverse culture. Ha anche creato una piattaforma di sviluppo sostenibile per promuovere opportunità di lavoro dignitoso per le persone di tutto il mondo. In linea con questa visione, ha abbracciato l’idea di una collaborazione con Topchu per promuovere il riconoscimento globale dei loro disegni unici. Con il sostegno della FAO, l’iniziativa MPP attualmente opera in otto paesi per rafforzare la resilienza dei popoli di montagna, delle loro economie e del loro ambiente. Fornisce supporto tecnico e finanziario ai piccoli coltivatori di montagna dei paesi in via di sviluppo per creare imprese, migliorare le loro capacità di marketing e le catene del valore dei loro prodotti tradizionali di montagna.

Una collaborazione culturale

Stella Jean, la Mountain Partnership e la FAO attraverso il suo Women’s Committee stanno ora unendo le forze con Topchu per progettare una collezione di moda sostenibile. Collaborando virtualmente con Ada Rasulova, membro di Topchu e MPP in Kirghizistan, Stella Jean ha trasformato il tradizionale design Shyrdak, tipicamente utilizzato per i tappeti, in un modello per l’abbigliamento contemporaneo. I disegni in feltro sono posizionati sul cotone per creare abbigliamento quotidiano. La collaborazione è uno scambio di competenze e conoscenze, che unisce l’artigianato tradizionale kirghiso all’esperienza dei produttori di abbigliamento in Italia. Secondo la stilista “la tecnica Shyrdak è una lezione di sostenibilità che trascende la bellezza e costruisce ponti su terre diverse. Questa collaborazione sosterrà le donne a costruire la propria autonomia economica, e potrà aiutare a preservare le proprie tradizioni e conquistare un posto nel mercato globale”.

Zhamilya – ©FAO/Mirbek Kadraliev

Stella ha creato il design iniziale per la collezione di abbigliamento, ed è stato inviato ad Ada, che si è coordinata con le donne Topchu. Hanno creato il feltro e lo hanno aggiunto al cotone. Questi sono stati poi spediti in Italia dove il team di Stella ha assemblato i pezzi in capi da visualizzare e vendere alla Milano Fashion Week nel febbraio 2021. I disegni saranno restituiti  alle donne Topchu in modo che li possano riprodurre e venderne i capi.

“Questa esperienza è un’opportunità per produrre articoli per un mercato estero e mostrare i nostri mestieri e tradizioni”, afferma Zhamilya. “Molte delle donne qui finiscono la loro istruzione dopo il liceo e emigrano altrove. Ma avere un reddito migliore producendo e vendendo questi nostri prodotti significa che non dobbiamo lasciare la nostra casa e andare nelle città più grandi”. Zhamilya spera che l’iniziativa sia l’inizio di una nuova era per le donne locali, dando loro la possibilità di condividere con il mondo la bellezza della loro arte tradizionale e il feltro che è stata una parte così grande della loro cultura per secoli. “La nostra speranza per il futuro è che Topchu continui a crescere ed espandersi per essere in grado di includere più donne”, conclude.