Libia: umanitari a ministri Ue, ‘Chiedete a Tripoli di chiudere e svuotare centri detenzione”

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IOM Libya staff assist migrants at a disembarkation point in Tripoli. Photo: IOM 2020

ROMA, 15 LUGLIO – Ai ministri degli Esteri dell‘Unione Europea che si riuniscono oggi a Bruxelles, Amnesty International, Human Rights Watch e il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli hanno lanciato un appello perchè rivolgano alla Libia la ferma richiesta di chiudere i centri di detenzione per migranti e rifugiati e di assumere l’impegno, a nome dei loro governi, di facilitare l’evacuazione di queste persone verso luoghi sicuri, anche all’esterno della Libia e negli stati membri dell’Unione europea. ”Le parole d’indignazione sulle drammatiche condizioni di prigionia e sui pericoli per i detenuti nel corso dei combattimenti di Tripoli suoneranno vuote in assenza di urgenti e vitali misure per tirarli fuori da questa situazione”, ha detto Judith Sunderland, direttrice associata di Human Rights Watch per l’Europa e l’Asia centrale, secondo la quale i governi dell’Unione europea devono offrire immediato sostegno alle autorità libiche per la chiusura dei centri di detenzione e misure immediate per evacuare le persone più vulnerabili e a rischio”.

Dopo il sanguinoso attacco contro il centro di detenzione di Tajoura, le autorità libiche hanno dichiarato la disponibilità a rilasciare migranti e rifugiati dai centri ufficiali. Il 10 luglio l’alta rappresentante uscente per gli affari esteri dell’Unione europea, Federica Mogherini, ha affermato che ”l’attuale sistema di detenzione dei migranti in Libia deve finire”. Il 7 giugno, citando le ”orribili condizioni” dei centri, l’Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto alle autorità libiche e alla comunità internazionale di assicurare che ”tutti i migranti e i richiedenti asilo nei centri di detenzione di Tripoli siano immediatamente rilasciati”.

I governi dell’Unione europea, purtroppo, non hanno mai condizionato il loro sostegno alle autorità libiche alla chiusura dei centri di detenzione e al rilascio delle migliaia di persone ivi illegalmente detenute. L’11 luglio l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) hanno chiesto che tutti i finanziamenti siano subordinati alla chiusura dei centri e hanno presentato una serie di proposte per l’immediato rilascio dei detenuti.

Le già drammatiche condizioni dei migranti nei centri di detenzione sotto il controllo nominale del Governo di accordo nazionale riconosciuto dalle Nazioni Unite sono ulteriormente peggiorate da quando, all’inizio di aprile, le forze del generale Khalifa Haftar hanno iniziato l’assalto alla capitale Tripoli.

L’Unhcr ritiene che 3800 persone siano ancora detenute nei centri prossimi alle zone di conflitto, su un totale di migranti e rifugiati detenuti che al 21 giugno era stimato in 5800 persone. Sulla base della legge libica sui migranti, richiedenti asilo e rifugiati privi di documenti possono essere posti in detenzione senza poter contestare la legittimità del provvedimento. In questo senso, si tratta di detenzione arbitraria.

Amnesty International, Human Rights Watch e il Consiglio europeo per i rifugiati e gli esuli chiedono che tutte le persone detenute arbitrariamente nei centri sotto il controllo nominale del Governo di accordo nazionale siano rilasciate e che quei centri siano chiusi. Considerati i rischi cui i cittadini stranieri vanno incontri in Libia, il Governo di accordo nazionale dovrà collaborare con le agenzie internazionali e l’Unione europea per fornire immediata assistenza umanitaria alle persone rilasciate e istituire corridoi umanitari.

Gli stati membri dell’Unione europea dovranno assicurare che le persone evacuate dai centri di detenzione abbiano a disposizione percorsi legali e sicuri per uscire dalla Libia, anche impegnandosi a mettere a disposizione un maggior numero di posti per i ricollocamenti e favorendo la velocizzazione delle evacuazioni effettuate dall’Unhcr verso il suo centro di transito in Niger o direttamente verso gli stati dell’Unione europea.

L’appello conclude: ”L’affidamento alla Libia del controllo dell’immigrazione da parte delle istituzioni dell’Unione europea e dei suoi stati membri rappresenta un’abdicazione collettiva alla responsabilità di salvare vite umane in mare e ha contribuito all’attuale drammatica situazione”.