Libia: diritti umani, marocchino Aujar presidente della missione di inchiesta Onu

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ROMA, 25 AGOSTO – La missione d’inchiesta indipendente dell’ONU sulla Libia sarà presieduta dall’ex ministro e diplomatico marocchino Mohamed Aujar secondo quanto annunciato dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti dell’uomo. La missione, che comprende oltre a Aujar, Tracy Robinson e Chaloka Beyani, è stata istituita dal Consiglio per i diritti umani il 22 giugno 2020 per documentare le presunte violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte di tutte le parti in Libia dal 2016.

Mohamed Aujar

VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI
L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani, Michelle Bachelet, ha rilevato il deterioramento della situazione della sicurezza in Libia e l’assenza di un sistema giudiziario funzionante, sottolineando l’importanza del lavoro del gruppo di esperti indipendenti per documentare gli abusi e le violazioni dei diritti umani. Per Bachelet occorre  ”combattere efficacemente l’impunità generalizzata per le violazioni dei diritti umani e gli abusi commessi e prevenire ulteriori violazioni contribuendo alla pace e alla stabilità nel paese”. Secondo tutti gli osservatori in Libia continuano a essere compiuti
esecuzioni sommarie, torture, maltrattamenti, violenza sessista, compresa la violenza sessuale legata ai conflitti, rapimenti, sparizioni forzate, e l’incitamento alla violenza sui social network.

Siria
Michelle Bachelet

TREMENDE CONDIZIONI DI VITA
Proprio ieri la Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ha chiesto l’apertura di un’indagine sull’utilizzo eccessivo della forza da parte del personale di sicurezza del Governo di accordo nazionale (Gna) durante alcune proteste a Tripoli. ”Il diritto di riunirsi pacificamente, di protestare e la libertà di espressione sono diritti umani fondamentali che rientra tra gli obblighi della Libia sotto le leggi umanitarie internazionali”, si legge in una nota della missione. Le dimostrazioni, ha aggiunto l’Onu, ”sono motivate dalla frustrazione per le scarse condizioni di vita, le interruzioni dell’elettricità e dell’acqua, e la mancanza della fornitura di servizi nel paese”. L’Unsmil esorta i leader libici a ”mettere da parte le differenze e impegnarsi pienamente in un dialogo inclusivo, come delineato dal presidente del Gna, Fayez al Sarraj, e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, nelle loro dichiarazioni della scorsa settimana”.

L’ITALIA
Quanto all’Italia, ”che ha sostenuto in maniera costante e attiva gli sforzi dell’ONU nel quadro del Processo di Berlino assieme ai principali partners UE” ha accolto con favore i i recenti comunicati dal Consiglio Presidenziale e dalla Camera dei Rappresentanti dello Stato della Libia in merito ad alcuni ”principi fondanti di un percorso condiviso per superare l’attuale stallo istituzionale nel Paese, a partire da una immediata cessazione delle ostilità e dalla riattivazione della produzione petrolifera. Sulla scia delle recenti dichiarazioni sulla ripresa della produzione petrolifera, ”per la quale l’Italia auspica una concreta applicazione su tutto il territorio del Paese, tali sviluppi costituiscono un importante e coraggioso passo verso la stabilizzazione della crisi libica. L’Italia – afferma una nota ufficiale – continuerà a svolgere il suo ruolo attivo di facilitazione per una soluzione politica alla crisi libica esortando tutte le parti interessate a dare un seguito rapido e fattivo al percorso delineato nei comunicati del Consiglio Presidenziale e dalla Camera dei Rappresentanti”.