FAO: locuste e siccità, assistenza alimentare esterna anche per Namibia e Tanzania

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Una locusta del deserto

ROMA, 6 MARZO – La FAO ha inserito Namibia e Tanzania all’elenco dei paesi che necessitano di assistenza alimentare esterna, secondo il nuovo rapporto trimestrale che evidenzia i rischi posti dalle locuste in Africa, in seguito all’intensa diffusione in Medio Oriente e in Asia. Vi sono inoltre da considerare gli effetti delle insufficienti precipitazioni sulla produzione agricola dei due paesi, anche se la produzione cerealicola mondiale appare solida. Il rapporto prevede una sezione speciale dedicata all’invasione delle locuste in Africa orientale e sottolinea che mentre le locuste hanno avuto un impatto minimo sulle coltivazioni del 2019, in quanto i raccolti erano per lo più terminati prima dell’arrivo del flagello, ci sono “seri timori per le coltivazioni e i pascoli per il 2020“.

Le aziende agricole in Etiopia e in Somalia possono aspettarsi notevoli perdite di raccolto se non vengono intensificate le misure di monitoraggio, in quanto è a rischio la “Gu”, l’importante stagione di raccolto in Somalia, che rappresenta circa il 60% della produzione cerealicola annuale del paese. In Somalia le locuste sono già presenti nelle principali aree di produzione di sorgo e sono nelle vicinanze delle principali aree di coltivazione del mais.

Le conseguenze del clima secco hanno aggravato l’insicurezza alimentare in Namibia e Tanzania, ed entrambi i paesi sono stati aggiunti all’elenco dei paesi che necessitano di assistenza esterna. Nell’elenco figurano già Afghanistan, Bangladesh, Burkina Faso, Burundi, Capo Verde, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo, Repubblica Democratica Popolare di Corea, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Eritrea, Eswatini, Etiopia, Guinea, Haiti, Iraq, Kenya, Lesotho, Liberia, Libia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Mozambico, Myanmar, Niger, Nigeria, Pakistan, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Repubblica Araba di Siria, Uganda, Venezuela, Yemen, Zambia e Zimbabwe.

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Photo FAO

Nonostante i problemi dell’Africa orientale, nel 2019 la produzione cerealicola complessiva dei 51 Paesi a basso reddito con deficit alimentare (LIFDC) è aumentata dell’1,0%, trainata dai guadagni in Asia centrale e nel Medio Oriente. Tuttavia il fabbisogno previsto di importazioni di cereali per i LIFDC è stimato a 719 milioni di tonnellate, un aumento di 4,2 milioni di tonnellate rispetto all’anno precedente. Il fabbisogno di importazioni è aumentato in particolare in Zimbabwe e Kenya a causa degli scarsi raccolti e delle scarsissime scorte, mentre è diminuito in Afghanistan e in  Siria.

La FAO ha inoltre aumentato le sue stime 2019 per la produzione cerealicola mondiale a 2.719 milioni di tonnellate in seguito alla produzione di mais superiore al previsto in Africa occidentale e in Ucraina. Per le coltivazioni del 2020 le prime previsioni globali per la produzione di grano sono favorevoli, in particolare in Estremo Oriente, in considerazione del previsto aumento della superficie e delle condizioni climatiche favorevoli, mentre le migliori precipitazioni hanno aumentato le aspettative di rendimento in diversi paesi del Medio Oriente.