Covid-19: Oil in difesa dei marittimi, ”Lavoratori essenziali che vanno tutelati”

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GINEVRA, 3 APRILE – I lavoratori marittimi dovrebbero essere considerati come ‘lavoratori essenziali’ ed essere esentati dalle restrizioni alla liberà di circolazione durante la pandemia da COVID-19: lo affermano i componenti della Commissione tripartita speciale sul lavoro marittimo dell’OIL che rappresenta i lavoratori marittimi, gli armatori e i governi.  La Commissione tripartita speciale sulla Convenzione OIL sul lavoro marittimo (CLM, 2006)  ha inoltre invitato gli Stati membri dell’Organizzazione internazionale de lavoro a ”fare tutto il possibile per facilitare la consegna di forniture mediche essenziali, carburante, acqua, pezzi di ricambio e materiale per le navi”.
La dichiarazione è stata adottata in seguito ad eventi che si sono verificati in diverse parti del mondo dove è stato impedito di distribuire maschere, tute e altri dispositivi di protezione individuale agli equipaggi a bordo delle navi. Secondo la dichiarazione, alcune autorità portuali hanno anche rifiutato l’ingresso di navi – impedendo di rifornirsi di prodotti essenziali – con la motivazione di avere precedentemente ormeggiato in porti di aree colpite da COVID-19.

La dichiarazione afferma che ”i lavoratori marittimi sono lavoratori come tutti gli altri,  devono essere trattati con dignità e rispetto, e si deve garantire che essi possano continuare a fornire servizi che vitali per il mondo”.

Il Direttore generale dell’OIL Guy Ryder, ha chiesto ai governi di ”garantire, in questi tempi difficili, che i lavoratori marittimi siano adeguatamente protetti dalla pandemia da COVID-19, che abbiano accesso alle cure mediche e che possano raggiungere le loro navi, quando necessario, per continuare a svolgere il loro ruolo essenziale”. Ryder ha accolto con favore ”gli sforzi coordinati intrapresi dalle parti sociali e dalla comunità internazionale per rispondere alla crisi della pandemia da COVID-19 e le sue conseguenze nel settore marittimo”.

L’epidemia sta avendo un forte impatto sul settore della navigazione a livello globale – che muove il 90 per cento del commercio mondiale – e sulle condizioni di lavoro di quasi due milioni di lavoratori marittimi.