In vigore Trattato per la proibizione delle armi nucleari. Rocca (CRI) ‘Ora ratifica gobale’

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ROMA, 22 GENNAIO – Entra in vigore da oggi il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). Secondo Francesco Rocca, presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, questo ”primo strumento di diritto internazionale umanitario, giuridicamente vincolante, è un promemoria senza precedenti sul fatto che, nonostante e soprattutto alla luce delle tante tensioni globali, possiamo e dobbiamo intervenire a difesa della vita”.
Importante, per il raggiungimento di questo obiettivo, il ruolo della Campagna Internazionale per abolire le armi nucleari (ICAN), che ha ricevuto il premio Nobel per la Pace nel 2017 e del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa che, da quel lontano 6 agosto 1945 in cui la città di Hiroshima venne completamente rasa al suolo lasciando parzialmente funzionante proprio un ospedale della Croce Rossa, è sempre stato attivo per l’eliminazione delle armi nucleari.
Il Testo proibisce esplicitamente e inequivocabilmente l’uso, la minaccia dell’utilizzo, lo sviluppo, la produzione, la sperimentazione e lo stoccaggio di armi nucleari e obbliga tutti gli Stati aderenti a non assistere, incoraggiare o indurre nessuno in alcun modo a impegnarsi in qualsiasi attività vietata dal Trattato. Il Trattato obbliga altresì a fornire assistenza, comprese cure mediche, riabilitazione e supporto psicologico alle vittime sotto la loro giurisdizione senza discriminazioni e garantendone la loro inclusione socio-economica. Richiede, inoltre, ai soggetti aderenti di ripulire le aree contaminate dall’uso o dai test nucleari.

Francesco Rocca

”È un segno molto importante – continua Rocca sul suo blog – il fatto che questo risultato sia arrivato nel corso della terribile pandemia di Covid-19 tuttora in atto e che ha fatto comprendere al mondo intero l’importanza delle strutture sanitarie: perché in caso di attacco nucleare nessun sistema sanitario, nessun governo e nessuna organizzazione umanitaria sarebbe infatti in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni sanitari e di assistenza che un’esplosione nucleare porterebbe…. Adesso, perciò, a ciascun Paese non aderente, compresa l’Italia, non resta che chiedersi: vogliamo che le armi nucleari siano vietate o no? Siamo pronti a intensificare i nostri sforzi per ottenere la più ampia adesione possibile e insistere su questa visione di sicurezza collettiva? In tal senso, l’entrata in vigore del Trattato sulla messa al bando nucleare è l’inizio, non la fine, dei nostri sforzi. Perché, ad oggi, gli stati firmatari sono 86 e quelli che lo hanno ratificato 51. Ancora troppo pochi”.
Dalla Farnesina un comunicato informa che ”l’Italia conferma di condividere pienamente l’obiettivo di un mondo libero da armi nucleari e resta particolarmente impegnata nei settori del disarmo, del controllo degli armamenti e della non proliferazione, che sono componenti essenziali della nostra politica estera….Siamo convinti che l’approccio migliore per conseguire un effettivo disarmo nucleare implichi un pieno coinvolgimento dei paesi militarmente nucleari laddove invece – dal momento in cui è stata lanciata l’iniziativa del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari – abbiamo assistito ad una crescente polarizzazione del dibattito in seno alla comunità internazionale. Pur nutrendo profondo rispetto per le motivazioni dei promotori del Trattato e dei suoi sostenitori, riteniamo quindi che l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari possa essere realisticamente raggiunto solo attraverso un articolato percorso a tappe che tenga conto, oltre che delle considerazioni di carattere umanitario, anche delle esigenze di sicurezza nazionale e stabilità internazionale”.