OIL: da cambiamento climatico 80 milioni di posti di lavoro in meno entro 2030

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GINEVRA, 2 LUGLIO – Il riscaldamento climatico si tradurrà in uno stress termico che porterà, nel mondo, una perdita economica di 2.400 miliardi di dollari e di 80 milioni di posti di lavoro entro il 2030. Lo rileva il rapporto ‘Lavorare su un pianeta più caldo’ dell’Organizzazione del lavoro.

Secondo l’organismo delle Nazioni Unite che ha da poco celebrato il suo centesimo anniversario, secondo cui l’impatto dello stress termico sulla produttività lavorativa è una conseguenza grave del cambiamento climatico che si aggiunge agli altri effetti nefasti quali la modificazione del regime delle piogge, la crescita del livello dei mari e la perdita della biodiversità.

Le proiezioni si basano su un aumento della temperatura globale di 1,5 gradi. Le regioni che perderanno il maggior numero di ore di lavoro saranno l’Asia del Sud, l’Africa dell’Ovest con una diminuzione entro il 2030 di circa 43,9 milioni di posti di lavoro.

“L’impatto dello stress termico sulla produttivita’ e’ una grave conseguenza del cambiamento climatico”, ha detto Catherine Saget, capo dell’unita’ ricerche dell’OIL e una delle co-autrici del rapporto: “Possiamo attenderci un aumento delle diseguaglianze tra paesi ricchi e poveri e un peggioramento delle condizioni di lavoro per i piu’ vulnerabili”.

Nel rapporto dell’OIL lo stress termico e’ definito a sopra i 35 gradi centigradi in condizioni di alta umidità. L’eccesso di calore e’ un rischio occupazionale per la salute e in casi estremi puo’ essere letale, spiega l’agenzia ginevrina. (@OnuItalia)