Il Papa accusa: in Libia inferno e lager e a noi arriva solo la versione distillata della realtà

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papa francesco Pixabay

ROMA, 9 LUGLIO – Inferno e lager: sono le parole di fuoco usate per definire la situazione in Libia quelle pronunciate da Papa Francesco durante nell’omelia della Messa per i migranti nel settimo anniversario della sua visita a Lampedusa.

Con una energia pari a quando si mosse lui per ”andare a trovare” i migranti e chi aveva fatto dell’accoglienza un pratica naturale, Francesco è tornato su un tema che il covid ha in qualche modo messo in ombra. La Libia è un “inferno”, un “lager”, ha detto, e non si è  limitato a  descrivere la situazione sul campo; ha accusato: “Ci danno la versione distillata dei fatti. Ma non immaginate l’inferno che si vive lì, il lager di detenzione per questa gente che veniva solo con la speranza”.

Per il Papa il migrante può essere paragonato a Dio “che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di poter sbarcare….Chi è alla ricerca di Dio può incontrarlo nei migranti e nei poveri e questo incontro è occasione di salvezza”, ha aggiunto Papa Francesco. “Protesi alla ricerca del volto del Signore, lo possiamo riconoscere nel volto dei poveri, degli ammalati, degli abbandonati e degli stranieri che Dio pone sul nostro cammino. E questo incontro diventa anche per noi tempo di grazia e di salvezza”, ha sottolineato il pontefice.