Pena di morte: Colosseo si illumina per dire no alle esecuzioni

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ROMA,30 NOVEMBRE – Anche quest’anno il Colosseo si e’ illuminato il 30 novembre per dire «No alla pena di morte». “Qualcuno ha sognato di abolire la schiavitù. Noi oggi prepariamo un mondo in ci non ci sarà la pena di morte. Voi giovani lo vedrete”: così Marco Impagliazzo si è rivolto ai tanti giovani presenti alla manifestazione contro la pena di morte organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e che ha colorato gli antichi archi del Colosseo con la scenografia di luci #DefeatingHatred #SconfiggiamolOdio.

Sul palco anche la testimonianza dell’avvocato e attivista Suzana Norlihan Alias, dalla Malaysia, che ha portato, all’attenzione di tutti, la voce dei senza voce, quella dei condannati a morte del suo paese. Nel suo impegno si è trovata nelle parti di familiare di una vittima e di sorella di un condannato a morte. Renny Cushing, protagonista dell’abolizione della pena di morte nello stato del New Hampshire, ha espresso parole di orgoglio per la recente scelta del suo paese, grazie al suo impegno, da rappresentante delle vittime di omicidio che si oppongono alla pena capitale. Mario Marazziti della Comunità di Sant’Egidio ha raccontato del recente incontro presso il Parlamento giapponese per proporre una Moratoria Olimpica 2020: nessuna esecuzione nell’anno delle Olimpiadi, come primo passo per l’abolizione della pena capitale.

Alla fine della manifestazione sono saliti sul palco i partecipanti al convegno internazionale dei Ministri delle Giustizia per un mondo senza la pena di morte, insieme all’attivista Tamara Chikunova, e tutti coloro che partecipano al movimento Città per la Vita, Città contro la Pena di Morte. L’appuntamento era alle 18 all’Arco di Costantino. A Roma e in altre 2.340 città, da Berlino a Torino, da Barcellona a Milano e Napoli, si ricorda così la data in cui nel 1786 il Granducato di Toscana, primo stato al mondo, abolì la pena capitale dal proprio ordinamento giuridico: centinaia di monumenti vengono illuminati nel mondo, come segno tangibile dell’adesione alla più grande mobilitazione contemporanea planetaria, nata con lo scopo di indicare una forma più alta e civile di giustizia.

L’evento del 30 novembre è accompagnato da meeting e dibattiti. No ad una cultura di morte e si, ad una cultura della vita: questo hanno detto in sintesi i quindici ministri della giustizia e i rappresentanti di ventidue Paesi stranieri che sono intervenuti venerdì 29 novembre alla dodicesima edizione del convegno internazionale contro la pena di morte organizzato dalla comunità di Sant’Egidio alla Camera del Deputati. Già ricevuti alla Farnesina dal viceministro degli esteri, Emanuela del Re, tra i presenti, ad interrogarsi su come andare verso un mondo senza pena di morte c’erano rappresentanti di Paesi abolizionisti de iure o de facto come Liberia, Marocco, Niger, Repubblica Centrafricana e Zambia, insieme a paesi mantenitori della pena come Ciad, Indonesia, Somalia, Sud Sudan e Vietnam. “Noi siamo qui radunati a parlare contro la pena di morte perché è il nostro modo per opporci alla cultura di morte più in generale, e per mostrare il bene della vita – ha detto Marco Impagliazzo, presidente della comunità di sant’Egidio – il contagio del bene si comunica facendolo vedere, mostrandolo.”

Tra gli altri sono intervenuti Francisca Eugenia da  Silva Dias Van Dunem,  ministro di giustizia del Portogallo, primo Stato sovrano europeo ad abolire la pena di morte nel 1867, Tshaghianghin Elbegdori, ex primo ministro della Mongolia che ha abolito la pena nel 2017 dopo 70 anni di comunismo e Bessolè Renè Bagoro, ministro della giustizia del Burkina Faso, che dopo diverse vicende politiche, prigionie e colpi di stato, è riuscito dal 2018 a liberare il suo paese da questa pena.

“Ad oggi – come ha ricordato Mario Marazziti – sono 106 i paesi che hanno abolito per legge la pena di morte per tutti i reati, 142 hanno abolito la pena nella legge o nella pratica e recentemente anche lo stato del New Hampshire tra gli stati fondatori degli USA ha detto no alla pena capitale grazie anche al lavoro di oltre vent’anni di Renny Cushing deputato a cui hanno ucciso il padre che si è dedicato ad un lavoro incessante per l’abolizione della pena di morte nel suo Paese.” (@OnuItalia)