Giornata rifugiato: nel nuovo rapporto di Save the children la situazione dei minori in Italia

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ROMA, 19 GIUGNO – In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato Save the Children ha lanciato il rapporto dal titolo ”Superando le barriere. Percorsi di accoglienza e inclusione dei giovani migranti”.
Il rapporto fotografa la situazione in cui vivono questi ragazzi a tre anni dall’adozione della Legge 47/2017, che per la prima volta ha disegnato un sistema di protezione e accoglienza specifico, ma al contempo si propone di raccontare le difficoltà che stanno affrontando a causa dell’impatto dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19.
Minori stranieri non accompagnati
I bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze arrivati in Italia dopo aver lasciato il proprio Paese e affrontato un lungo e rischioso viaggio senza genitori o senza alcuna figura familiare adulta di riferimento, quest’anno sono stati 948. Alla stessa data dello scorso anno (10 giugno 2019) risultavano sbarcati 284 minori mentre, complessivamente, fino al 31 dicembre 2019 ne erano arrivati via mare 1.680, meno della metà di quelli registrati nel 2018 (3.536) e quasi un decimo di quelli arrivati nel 2017 (15.779).
I minori stranieri presenti nelle strutture di accoglienza dedicate, al 31 dicembre 2019 erano 6.054, di cui 5.737 maschi (94,8%) e 317 femmine (5,2%), quasi la metà rispetto ai 10.787 del 2018 e un terzo rispetto ai 18.303 del 2017. Tra i minorenni presenti nelle strutture, l’87,6% ha tra i 16 e i 17 anni, i Paesi di provenienza sono prevalentemente Albania (27,7%), Egitto (8,8%), Pakistan (8,3%) e Bangladesh (8%), quasi del tutto scomparsi i minorenni che arrivano dall’Africa sub-Sahariana, a testimoniare il blocco delle partenze dalla Libia.
Gli irreperibili
Gli irreperibili sono quei minorenni che si sono allontanati dalle strutture di accoglienza e che sono quindi scomparsi dal radar delle istituzioni. Risultano essere 5.383 alla fine di dicembre 2019, per lo più tunisini (16,4%), afghani (14,7%) ed eritrei (10,1%).
La legge Zampa
Tre anni fa è entrata in vigore la Legge 7 aprile 2017, n. 47, la cosiddetta Legge Zampa, che ha rappresentato, in Europa, il primo disegno organico di un sistema nazionale di protezione di chi, da minorenne, migra privo di figure adulte di riferimento. Tre anni dopo, il Rapporto analizza le prassi attuative in 19 città italiane, da Catania a Bolzano, con particolare riferimento alle procedure di identificazione dei minori stranieri non accompagnati, ai permessi di soggiorno, alle misure di accompagnamento verso la maggiore età e alle misure di integrazione di lungo periodo, ai diritti alla salute e all’istruzione. L’indagine ha mostrato una situazione in chiaroscuro, con significativi passi avanti, ma con numerosi nodi ancora da sciogliere e con prassi ancora troppo differenti nelle diverse città monitorate, dove Questure, Tribunali ed Enti locali non hanno ancora una linea uniforme di intervento.

I tutori volontari

L’istituzione su tutto il territorio nazionale della figura dei tutori volontari ha rappresentato una delle innovazioni più significative della legge, creando legami di prossimità e di sostegno fondamentali tra i minori soli e figure adulte di riferimento che oggi svolgono un ruolo essenziale nel loro processo di crescita. I tutori volontari hanno dimostrato di essere una risorsa fondamentale del sistema di accoglienza e protezione. Ma i tempi di rilascio dei permessi e la stessa nomina dei tutori risultano ancora molto lunghi.

Neomaggiorenni e emergenza coronavirus
In questo scenario, l’emergenza coronavirus ha inciso profondamente anche sui neomaggiorenni, determinando problematiche relative al successo dei percorsi di integrazione, tutti interrotti alla luce delle misure emergenziali di contenimento del Covid-19.  La pandemia di Covid-19 non solo ha inciso in termini economici, tanto sui ragazzi, quanto sulle imprese ospitanti, ma ha anche rischiato di incrinare la costruzione del legame sociale e relazionale che è alla base del successo del percorso di integrazione. Alcuni provvedimenti del governo sono intervenuti a fronteggiare le criticità relative alla scadenza dei permessi di soggiorno, ad ogni modo resta aperta la necessità di definire il possibile riavvio dei percorsi formativi e lavorativi e, allo stesso tempo, sostenere i ragazzi neomaggiorenni usciti dalle comunità nelle necessità più immediate. Il numero dei neomaggiorenni che hanno dovuto affrontare queste difficoltà è considerevole: è sufficiente pensare che alla fine del 2017 erano oltre 16.000 i ragazzi tra i 15 e i 17 anni, oggi 18enni, ospiti delle strutture di accoglienza secondo le rilevazioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.