COVID-19: Unhcr racconta, in Africa dove i rifugiati ricambiano l’ospitalità con la solidarietà

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Foto Unhcr

HAMDALLAYE, 27 MARZO – Nel campo di Hamdallaye in Niger i rifugiati hanno iniziato a produrre saponette per aiutare il paese che li ospita a difendersi dal contagio del Covid-19. Ecco il racconto di Laura Iucci, responsabile raccolta fondi di UNHCR in Italia.

Le saponette fatte dai rifugiati (Foto Unhcr)

”Sono giorni in cui siamo bombardati da messaggi, da notizie e immagini drammatiche, ma anche da vignette divertenti che aiutano a sorridere ed ad esorcizzare il dolore e la paura. Sono giorni in cui aspettiamo l’aggiornamento della Protezione civile delle 18:00 sperando che il numero dei contagi e sopratutto dei decessi siano finalmente in diminuzione. Giorni in cui facciamo il tifo – scrive ancora Iucci – per quanti stanno lottando per sopravvivere e quanti stanno facendo il possibile per aiutarli. Sono giorni difficili per tutti noi. Sono anche giorni in cui insieme alle tante notizie drammatiche accadono anche cose belle. I giovani che fanno la spesa per gli anziani del palazzo, i cinesi che arrivano ad aiutare noi italiani, i medici cubani che vengono a dare supporto, l’Italia che nonostante le difficoltà del momento offre aiuto alla Croazia colpita dal terremoto”.
”Giorni in cui l’umanità unita dalla paura e dal dolore riscopre la solidarietà e comprende che solo sentendosi parte di uno stesso tutto può superare questa sfida. Oggi – rileva ancora – voglio aggiungere alla lista delle cose belle una storia bellissima che ci arriva dal campo di Hamdallaye in Niger dove i rifugiati hanno iniziato a produrre saponette per aiutare il paese che li ospita a difendersi dal contagio del Coronavirus … la solidarietà che ricambia l’ospitalità. Il campo di Hamdallaye ospita i rifugiati che l’UNHCR ha evacuato dai centri di detenzione in Libia dove hanno subito le violenze più inaudite. Erano in attesa che la loro domanda di ricollocamento in paesi terzi fosse accolta per poter ricominciare una vita. Ma l’emergenza Coronavirus ha bloccato anche i reinsediamenti di rifugiati e richiedenti asilo. Ora dovranno attendere perché l’aeroporto di Niamey è stato già chiuso. E in questo momento così difficile si stanno dando da fare per aiutare il paese che li ospita ad affrontare questa terribile sfida.

Il prodotto del lavoro dei rifugiati (foto Unhcr)

In queste aree del mondo la situazione igenico sanitaria è precaria, adottare misure preventive è estremamente difficile. A questo si aggiunge che il sistema sanitario di molti paesi, come nel caso del Niger, è estremamente fragile e il Covid 19 potrebbe avere effetti devastanti. Noi di UNHCR ci siamo già attivati con misure preventive per frenare gli effetti di questa pandemia sulle popolazioni rifugiate e sfollate. In Niger, come anche in altri aree del mondo, abbiamo maturato una vasta esperienza in questo campo, in passato siamo stati in prima linea nel combattere la SARS, l’EBOLA e l’influenza. Lavoriamo a stretto contatto con l’OMS per identificare le attività più efficaci per prevenire e rispondere a questa nuova pandemia. Prendersi cura delle vite lontane è oggi più importante che mai, come i cinesi e i cubani ci hanno dimostrato. L’UNHCR lo fa da oltre 70 anni e con il vostro aiuto affronteremo insieme anche questa nuova sfida”.