Siri, Alexa e le altre: Unesco accusa i giganti tech di sessismo, rafforzano stereotipi sulla donna

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PARIGI, 24 MAGGIO – Cortesi, servili, sottomesse, remissive e anche un pò civettuole: sono le voci femminili preimpostate per gli assistenti vocali digitali che secondo una ricerca pubblicata dall’Unesco rafforzerebbero gli stereotipi di genere restituendo un’immagine di donna sbagliata. Siri di Apple, Alexa di Amazon e Cortana di Microsoft – ma anche Google Assistente nella versione originale in lingua inglese – sono al centro di uno studio dell’organizzazione dell’Onu per la cultura intitolato “I’d blush if I could”, “Arrossirei se solo potessi”, che è la risposta fornita fino a qualche tempo fa da Siri a chi la insultava dandole della poco di buono (attualmente l’assistente replica: “Non so proprio cosa rispondere”). La ricerca definisce le risposte dell’assistente digitale sottomesse o accattivanti anche quando si tratta di domande inopportune, volgari o allusive.

A sviluppare questi sistemi di intelligenza artificiale sono team composti prevalentemente da uomini (tra questo tipo di ricercatori le donne sono solo il 12%), si osserva nell’indagine. I ricercatori evidenziano le potenziali implicazioni negative a lungo termine soprattutto nei bambini, che cresceranno interfacciandosi con gli assistenti vocali.

“Macchine passivamente obbedienti con voci di donne entrano nelle nostre case, nelle nostre auto e nei nostri uffici. La sottomissione con cui interagiscono influenza il modo in cui la gente reagisce alle voci femminili e come le donne rispondono a richieste e si esprimono”, ha spiegato Saniye Gülser Corat, direttrice della parità di genere all’Unesco, che nelle icone del suo profilo Twitter ha un computer e una scarpa rossa con tacco a ricordare la violenza contro le donne.

L’Unesco ha chiesto un cambio di rotta ai giganti tech, Apple, Amazon e Google primi fra tutti: troppo poche le donne che lavorano nel mondo dell’intelligenza artificiale e lo sviluppo non può che risentire di uno squilibrio di genere.

Intanto fra le due opzioni uomo-donna, e nel tentativo di sradicare la discriminazione, fa capolino la voce artificiale neutra: si chiama “Q” e non ha timbro maschile né femminile. Per crearla il network creativo anglo-americano Virtue Worldwide, in collaborazione con la ricercatrice danese Anna Jorgensen, ha fuso le voci di 22 transgender come base, manipolando poi il risultato elettronicamente per comprimerne la tonalità in una banda di frequenze che oscilla attorno ai “neutrali” 153Hz.