Giornata UNESCO della Libertà di stampa bene pubblico. Per Rsf Italia ultima in Europa

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ROMA, 3 MAGGIO – ”Information is a public good”: recita così quest’anno il logo ufficiale dell’Unesco per la Giornata Mondiale della libertà di stampa, istituita nel 1993 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite. La volontà di festeggiare questa ricorrenza proprio il 3 maggio è legata all’anniversario della Dichiarazione di Windhoek, che nel 1991 concluse, nella città namibiana, il seminario Unesco sulla Promozione di una stampa africana libera e pluralistica. La Giornata si propone di raggiungere diversi obiettivi, tra cui: celebrare i principi fondamentali della libertà di stampa e valutare lo stato della libertà di stampa in tutto il mondo. Ma anche difendere i media dagli attacchi alla loro indipendenza e rendere omaggio ai giornalisti che hanno perso la vita svolgendo il proprio dovere.

Nella speciale classifica tra i paesi stilata nell’ultimo rapporto di Reporter senza Frontiere l’Italia si colloca al 41/o posto – ultima in Europa – anche a causa dei suoi 20 giornalisti sotto scorta. L’organizzazione aggiunge che in oltre 130 Paesi nel mondo l’esercizio del giornalismo ”vaccino principale contro la disinformazione è totalmente o parzialmente bloccato”. Su 180 Paesi monitorati, in 73 la situazione è ”molto seria” o ”difficile”, e in altri 59 ”problematica”. In sintesi, tre quarti dei Paesi oggetto di indagine limitano i diritti dei cittadini a conoscere compiutamente i fatti accaduti e a maturare così un pensiero critico.

La cosiddetta zona bianca dell’informazione, ma così ristretta dal 2013, comprende solo dodici nazioni. La più virtuosa è la Norvegia, seguita da Finlandia e Svezia. Sorprende la quinta posizione della Costa Rica. Drammatica la situazione in Cina, dove sette giornalisti sono finiti in carcere per aver diffuso notizie sulla pandemia, e in Egitto, dove al-Sisi ha vietato la pubblicazione di qualsiasi statistica sul Coronavirus non proveniente dal Ministero della salute. Bolsonaro ha fatto scivolare anche il Brasile tra le nazioni rosse. E per quanto riguarda i continenti è ancora l’Africa quello più in difficoltà. Centocinquantottesimo posto per la Bielorussia, dove dodici giornalisti sono stati incarcerati per aver raccontato le proteste contro il presidente Aljaksandr Lukasenko.

Ogni anno, il 3 maggio, viene  conferito anche  il premio UNESCO per la libertà di stampa, intitolato a Guillermo Cano Isaza, assassinato nel 1986 davanti alla sede del giornale El Espectador di Bogotá, con cui collaborava dai cartelli della droga in Colombia. Il riconoscimento omaggia persone, organizzazioni o istituzioni, che hanno contribuito alla difesa e alla promozione della libertà di stampa, anche esponendosi a seri rischi. Istituito nel 1997, il premio è assegnato da una giuria indipendente composta da quattordici giornalisti professionisti.

Sempre l’UNESCO celebra ogni anno la Giornata mondiale della libertà di stampa riunendo giornalisti professionisti, organizzazioni per la libertà di stampa e agenzie delle Nazioni Unite. Lo scopo è quello di valutare lo stato della libertà di stampa in tutto il mondo e per discutere le possibili soluzioni per migliorare la situazione. Ogni anno la conferenza è incentrata su un diverso tema relativo alla libertà di stampa. Negli ultimi anni si sono affrontati, tra gli altri, argomenti come al copertura mediatica del terrorismo, il ruolo dei media nei paesi in una situazione post-bellica e l’accesso all’informazione nel ventunesimo secolo.

La Giornata per la liberà di stampa viene celebrata oggi anche dal Consiglio d’Europa, secondo il quale ”garantire un ambiente favorevole per i media indipendenti è una sfida decisiva per tutte le democrazie”. Per questa ragione, attraverso una reale volontà politica, è necessario difendere la stampa dall’’influenza dei governi e dagli interessi dei potentati economici. Sforzo che, per il Consiglio d’Europa, è necessario intensificare a maggior ragione quando si parla di servizio pubblico. In generale, secondo l’’organizzazione internazionale autonoma con sede a Strasburgo, è particolarmente preoccupante la diffusione di disinformazione online e l’impatto penalizzante della rivoluzione digitale sulla sostenibilità finanziaria del giornalismo di qualità e di inchiesta.