Sud Sudan: raggiunto accordo grazie a mediazione Sant’Egidio

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NEW YORK/JUBA/ROMA – Una tappa cruciale in Sud Sudan agevolata dalla mediazione della Comunità di Sant’Egidio potrebbe preludere alla fine di una guerra civile in corso da sei anni. Il presidente Salva Kiir e il leader dei ribelli Riek Machar hanno annunciato un’intesa per formare un governo di unità nazionale.

“Ci siamo accordati per formare un governo il 22 febbraio. Stiamo ancora affrontando altre questioni ma spero che risolveremo tutto”, ha detto Machar dopo un incontro con il presidente Kiir.

“Ringrazio la Comunità di Sant’Egidio per la sua iniziativa di dialogo a Roma”, ha detto Salva Kiir. Alla cerimonia di insediamento del nuovo governo, a cui ha partecipato una delegazione della Comunità, Kiir ha elogiato il negoziato svolto a Roma, che ha permesso l’inclusione delle forze di opposizione che non avevano finora aderito al processo di pace, in particolare i leader del SSOMA Thomas Cirillo, Paul Malong e Pagan Amun. “Voglio congratularmi con loro per aver firmato a Roma l’accordo per la cessazione delle ostilità – ha affermato il presidente – e auguro loro di procedere velocemente nei colloqui con la delegazione del governo guidata da Barnaba Marial Benjamin. Noi tutti dobbiamo utilizzare questo momento per portare nuova vita nel nostro Paese attraverso la pace, la riconciliazione e il perdono”.

La delegazione di Sant’Egidio – presente in questi giorni in Sud Sudan – si e’ rallegrata per l’intesa e lo ritiene un incoraggiamento a proseguire con ancora più convinzione il ruolo di mediatore, portato avanti ormai da tempo dalla Comunità per giungere alla pace in questo Paese, dopo dolorosi anni di guerra civile.

“Si tratta – spiega Paolo Impagliazzo – di un importante tassello per sostenere il cammino verso la pace e la definitiva cessazione delle ostilità, deciso da tutte le parti in lotta lo scorso gennaio a Roma”.  Proprio a Sant’Egidio infatti , grazie alla mediazione della Comunità, era stata firmata il 13 gennaio scorso la “Dichiarazione di Roma”. Il documento, risultato di un lungo lavoro di mediazione tra le parti, si basa su tre cardini: l’impegno alla cessazione delle ostilità; l’impegno a discutere e a valutare – insieme a Sant’Egidio – meccanismi per risolvere le divergenze; la garanzia per le organizzazioni umanitarie di poter operare nel paese a sostegno della popolazione civile. La Dichiarazione era stata firmata dai membri della delegazione del governo centrale del Sud Sudan, dai rappresentanti dei Movimenti di opposizione sud sudanesi che non hanno aderito all’accordo di pace rivitalizzato del 2018 ad Addis Abeba (Ssoma) e da quelli delle opposizioni firmatarie dell’accordo.

Nella dichiarazione finale si era espressa anche gratitudine per quanto aveva fatto Papa Francesco con il suo appello a lasciare da parte le differenze e a cercare ciò che unisce, inginocchiandosi davanti ai leader del Paese per implorare la pace.

Successivamente, a metà febbraio, si era tenuto, sempre a Sant’Egidio, il primo round negoziale a seguito della Dichiarazione di Roma. Alle trattative avevano partecipato una cinquantina di delegati in rappresentanza del governo del Paese africano, di tutte le forze politiche dell’opposizione (SSOMA, SPLM/IO, NDM, OPP, FDS) e di alcuni osservatori internazionali, tra cui l’IGAD, le Nazioni Unite e l’Unione Europea. L’incontro, svoltosi grazie alla mediazione di Sant’Egidio, aveva sancito l’ingresso del SSOMA, sigla che riunisce tutti i movimenti di opposizione che non hanno aderito all’accordo di pace di Addis Abeba del settembre 2018, nel meccanismo di verifica e monitoraggio del cessate il fuoco.

Il negoziato proseguirà nelle prossime settimane sulla governance e le cause principali del conflitto; il prossimo round sarà dedicato all’incontro tra i capi militari che dovranno rendere operative le decisioni prese in merito al cessate il fuoco e si svolgerà nel mese di marzo. Proprio per favorire i prossimi incontri tra le parti – che si svolgeranno sempre a Roma – una delegazione della Comunità di Sant’Egidio è presente in questi giorni a Juba. (@OnuItalia)