Libia: dall’Onu denunce di violazioni dei diritti umani. UNHCR trasferisce superstiti Tajoura

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ROMA, 11 LUGLIO – Il bombardamento del centro di detenzione di Tajoura, in Libia ha aggravato, se possibile, le condizioni di vita di centinaia di migranti e ampliato sia il problema dei flussi migratori, sia la questione dei diritti umani che l’Europa ha di fronte alle sue coste.

A Ginevra, durante la 41/a sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, numerosi report e dichiarazioni hanno focalizzato l’attenzione proprio su quelli che ormai sono apertamente definiti lager africani. ”Innumerevoli migranti e rifugiati hanno perso la vita durante la cattività, in mano ai trafficanti, uccisi a colpi di arma da fuoco, torturati a morte o semplicemente lasciati morire di fame o perché vengono negate le cure mediche”, sostengono le Nazioni Unite. Tra il mare e il deserto anche i diritti umani sono stati persi di vista mentre ”in tutta la Libia vengono scoperti – si legge in uno dei report – corpi non identificati di migranti e profughi con ferite da arma da fuoco, segni di tortura e ustioni. Spesso i loro resti vengono rinvenuti tra cumuli di spazzatura, nel letto di fiumi in secca, non lontano dalle fattorie e nel deserto”.

Mentre si attende un nuovo aggiornamento dalla procuratrice della Corte penale internazionale dell’Aia, gli ispettori dell’Onu evidenziano che ”la frequenza dei casi di stupro ai danni delle donne che sono transitate in Libia è corroborata da una infinità di fonti….La stragrande maggioranza delle donne e adolescenti intervistate nel 2017 e nel 2018 ha riferito di essere stata violentata da trafficanti in Libia o di aver visto donne portate via e tornare sconvolte, ferite e con i vestiti strappati”.

”Le autorità pubbliche, inclusa la Direzione per la lotta alla migrazione illegale e la Guardia costiera libica, sono accusate di essere coinvolte in gravi atti di violenza e che tali crimini sono spesso associati a un’impunità diffusa”, si legge in altri documenti messi a disposizione del Consiglio per i diritti umani e citati dal quotidiano ‘Avvenire’.

Se a Ginevra è arrivata anche la denuncia di Amnesty International che ha ottenuto immagini satellitari che documentano come la violenza scoppiata il 4 aprile abbia costretto oltre 100 mila civili ad abbandonare le abitazioni sostenendo che l’embargo sulle armi avrebbe dovuto proteggere la popolazione civile della Libia”, l‘Unhcr ha deciso di evacuare 350 migranti sopravvissuti ai bombardamenti. Il gruppo è stato ricollocato in Niger presso un centro ‘sicuro’ e ‘dignitoso’. In precedenza era stato deciso un provvedimento analogo a Gharyan, appena riconquistata dalle forze di Fayez Sarraj, e nei prossimi giorni l’agenzia dell’Onu potrebbe procedere ad analoghi provvedimenti.

I 350 migranti trasferiti in Niger erano stati liberati dal governo libico dopo l’attacco dell’aviazione del generale Khalifa Aftar al centro di detenzione di Tajoura dove erano morte 53 persone. La sezione libica dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha scritto in un tweet: “Ringraziamo il ministero dell’Interno libico per il rilascio dei rifugiati e migranti dal centro di detenzione di Tajoura. 350 persone erano ancora a rischio e ora sono libere. L’Unhcr fornirà ancora assistenza”.