Giornata Onu contro tratta di esseri umani: 1 su 4 è un ‘Piccolo schiavo invisibile’

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ROMA, 30 LUGLIO – Dal 2013 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 30 luglio Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani per sensibilizzare la comunità internazionale sulla situazione delle vittime e promuovere la difesa dei loro diritti. E tratta e sfruttamento minorile sono i fenomeni analizzati in ‘Piccoli Schiavi Invisibili’, il Rapporto – giunto quest’anno alla sua decima edizione – pubblicato da Save The Children alla vigilia di questo appuntamento.

Se con la pandemia di Covid-19 il mondo ha in generale rallentato la sua corsa, lo sfruttamento, la schiavitù e l’uso sessuale delle persone non si sono fermati, soprattutto per quanto riguarda i minori. Secondo le stime, nel mondo sarebbero oltre 40 milioni le vittime di tratta o sfruttamento, costrette in schiavitù, e ben 1 su 4, 10 milioni, avrebbe meno di 18 anni. Una realtà quasi del tutto sommersa che, rispetto a un così grande numero di minori coinvolti, trova conferma nei pochi dati disponibili sui casi segnalati nel 2019 da 164 paesi del mondo, più di 108.000, il 23% dei quali relativi a minorenni e, in 1 caso su 20, addirittura a bambini con meno di 8 anni. Si tratta di bambini e adolescenti spesso privati anche del diritto all’istruzione visto che il 10% non ha mai frequentato la scuola e circa un quarto non è andato oltre la scuola media.
In Europa, i dati della Commissione sono fermi ai circa 20.000 casi della rilevazione del 2015-2016, che confermano la proporzione di un quarto per i minori e segnala la prevalenza di vittime di sesso femminile (68%).
Molto pesanti i numeri su tratta e sfruttamento anche in Italia. Secondo il rapporto, tra le 2.033 persone prese in carico dal sistema anti-tratta nel 2019, la forma più diffusa di sfruttamento resta quella sessuale (84,5%) e vede come vittime principalmente donne e ragazze (86%). Nonostante l’emersione sia molto più difficile nel caso dei minori, ben 1 vittima su 12 ha meno di 18 anni, il 5% meno di 14. Le principali nazionalità delle piccole vittime sono: nigeriana (87%), ivoriana (2,5%) e tunisina (1,9%). Le regioni con il maggior numero di casi emersi sono la Sicilia (29,8%), seguita da Liguria (14,3%), Campania (9,3%) e Piemonte (13,7%). I casi di sfruttamento minorile nel 2019 sono stati 243, ma con la consapevolezza che questi dati sono solo la punta di un iceberg rispetto alle tante bambine, bambini e adolescenti vittime invisibili di violenza e sfruttamento qui, nel nostro Paese.

Coronavirus, lockdown e cybercrime

Il rapporto si concentra anche sugli effetti del coronavirus durante il lockdown: una iper-esposizione al mondo digitale da parte di bambini e adolescenti, condizione che di fatto ha accresciuto il rischio di finire vittime dell’adescamento dei predatori sessuali della rete. Il cybercrime connesso alla tratta e sfruttamento ha sviluppato nel tempo enormi capacità operative, con l’aumento della richiesta di sevizi erotici online, in video-chat o webcam. Secondo la Commissione Europea la domanda di materiale pedopornografico sarebbe aumentata durante il lockdown fino al 30% in alcuni Stati membri dell’Unione. Secondo i profili dell’EUROPOL, inoltre, il 30% degli offender che sono in possesso di materiale pedopornografico e attivi negli scambi online e nella darknet è anche coinvolto direttamente nelle azioni di coercizione ed estorsione sessuale che coinvolgono i minori.

I casi di tratta
Con le misure di isolamento imposte per arginare il coronavirus, le conseguenze sulle vittime di tratta si sono drammaticamente aggravate. Come emerge dalle testimonianze degli operatori sul campo del progetto ‘Vie D’Uscita’, le vittime sono state esposte a maggiori pressioni e violenze da parte dei loro controllori. Si sono inoltre trovate costrette ad accettare richieste sempre più spinte e prezzi sempre più bassi dai clienti che comunque hanno continuato ad alimentare il fenomeno, sia su strada o chiedendo incontri al proprio domicilio o in altri luoghi. Il progetto ‘Vie D’Uscita’ è attivo dal 2012 per offrire un sostegno specifico ai minori stranieri reclutati da organizzazioni e reti criminali nei Paesi di origine per essere sfruttati in Italia nel circuito della prostituzione.