Giovani migranti: partito in Italia format UNICEF ‘Activate Talks’ per inclusione e decisionalità

752

ROMA, 6 GIUGNO – Gli Activate Talks, il format di UNICEF pensato per dar voce ai giovani e metterli a confronto con istituzioni, organizzazioni della società civile e settore privato, è partito anche in Italia dove si prevedono sei incontri nel corso dell’anno su vari temi, centrali nella vita quotidiana degli adolescenti e giovani in generale e in particolare di quelli migranti, rifugiati e richiedenti asilo.
Il 4 giugno si è tenuto il primo talk, dal titolo ”Impegno civico e inclusione sociale attiva” durante il quale  sono stati presentati i risultati del sondaggio condotto su ‘U-Report on the Move’, piattaforma digitale sperimentata da UNICEF in Italia per dare voce a giovani migranti e rifugiati. Lo strumento è stato promosso dall‘Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza a seguito di un protocollo di intesa stipulato per favorire la conoscenza dei diritti sanciti dalla Convezione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
Al sondaggio ‘Il mio impegno civico’ hanno risposto 414 ragazzi dei 2600 iscritti sulla piattaforma (16%).
Tra loro 6 su 10 dichiarano di non essere informati su ciò che succede nel posto in cui vivono. Ma il dato più interessante, che suggerisce di stimolare e incoraggiare l’inclusione di giovani migranti in attività di impegno civico, è che ben il 64% di loro, pur non partecipando mai alla vita della comunità, vorrebbe essere coinvolto in attività di pubblica utilità.
Tanti i modi: 5 su 10 vorrebbero far parte di associazioni, 1 su 10 entrare in gruppi o partiti politici, 2 su 10 partecipare a manifestazioni ed eventi pubblici. Tra i settori che interessano di più: la migrazione e il diritto d’asilo e l’assistenza ai soggetti più deboli.
Tre le raccomandazioni che i giovani presenteranno davanti istituzioni e organizzazioni della società civile: la necessità di favorire l’inclusione sociale e il coinvolgimento dei giovani migranti e rifugiati nel sociale, e a replicare le buone pratiche già sperimentate mettendole a sistema, intervenire nelle scuole anche, mettendo al centro dei percorsi di educazione civica il rispetto delle diversità e l’importanza dell’interculturalità come risorsa positiva per il futuro. Favorire inoltre l’attuazione di progetti e iniziative di inclusione attraverso l’attivazione di spazi di incontro, l’estensione del tempo-scuola con attività socializzanti anche tramite accordi con l’associazionismo privato. La terza raccomandazione, invita invece al coinvolgimento dei minori nei processi decisionali, garantendo pari accesso a ragazze e ragazzi. Gli enti locali dovrebbero sviluppare meccanismi per consultare bambini e ragazzi anche nella progettazione di spazi urbani e nella valorizzazione del territorio.
”Troppo spesso si considerano i giovani e i giovanissimi come soggetti passivi, semplici destinatari di programmi e politiche a loro destinati. Lo si fa ancora di più quando questi giovani sono non-italiani, migranti, rifugiati o richiedenti asilo, che diventano a volte solo utenti di servizi” ha spiegato Anna Riatti, Coordinatrice UNICEF per il programma sui minorenni migranti e rifugiati in Italia. ”Ma l’esperienza dimostra che, quando gli si presentano opportunità di impegno civico, questi ragazzi portano nella comunità competenze, idee e risorse nuove, che superano il concetto stesso di integrazione e possono ispirare la società e le decisioni politiche, non solo a livello locale. Si tratta peraltro di un loro diritto, sancito dall’articolo 12 della Convenzione ONU per i Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza, che nessun adulto dovrebbe mai dimenticare”.