WeWorld Index 2019: la scuola è sotto attacco, istruzione primo baluardo contro l’esclusione

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(di Maria Novella Topi) – ROMA, 9 APRILE – Nel mondo c’è una vera e propria guerra che si combatte contro l’istruzione, e sono sotto attacco bambine e bambini, ma anche insegnanti e operatori umanitari. Il rapporto 2019 della onlus WeWorld-GVC – presentato oggi alla Farnesina – mette quest’anno l’accento proprio sui conflitti, considerati come uno dei principali fattori di esclusione sociale ed economica degli strati più vulnerabili della popolazione. WeWorld
Il rapporto, nato per misurare il tasso di inclusione nel mondo attraverso l’analisi di 17 ‘dimensioni’ (come il lavoro, l’ambiente, la salute) e 34 ‘indicatori’, analizza 171 paesi dividendoli in cinque fasce e stilando una classifica in cui al primo posto si collocano quelli con il tasso di inclusione maggiore, e agli ultimi quelli caratterizzati da una situazione di gravissima esclusione. Come ogni anno i paesi del Nord Europa sono nelle prime posizioni (Islanda e Norvegia quest’anno di trovano in prima e seconda posizione) mentre agli ultimi posti ci sono quasi tutti i paesi africani della fascia intermedia, soprattutto del Sahel, e fuori dal continente africano solo lo Yemen e l’Afghanistan. In difficoltà anche molti paesi del sud est asiatico e ben quattro (su cinque) dei cosiddetti Brics: Brasile, Sudafrica, India, e Russia. L’Italia si posiziona al 48/o posto nella seconda delle cinque categorie, quella cosiddetta a ‘sufficiente inclusione’.

Il presidente della onlus Marco Chiesara ha spiegato che dal 2017 la situazione è peggiorata passando dal 54% di esclusione del 2017 all’attuale 59%, e questo grazie anche all’estendersi dei conflitti nel mondo. Tutti i paesi nei quali l’educazione, che è il primo pilastro dell’inclusione, è sotto attacco, hanno conosciuto un peggioramento dei loro indicatori.

Stefano Piziali, spiegando le linee guida del rapporto, ha rilevato che c’è un nuovo dato che influenza in modo determinante la classifica ed è quello del cambiamento climatico: in Africa i più indietro in classifica sono i paesi nel quali i cambiamenti climatici hanno avuto l’evoluzione più drammatica, con desertificazioni, siccità, inondazioni, cicloni devastanti. ”Ci siamo accorti – ha detto Piziali – che nel tracciare la fotografia generale il rapporto tra clima, conflitti e disuguaglianze è inscindibile”.
E tra gli esempi citati c’è il Burkina Faso nel quale ogni giorno chiudono cinque scuole; e la Siria, dove non vi erano prima della guerra problemi di accesso all’istruzione, e ora almeno due milioni di bambini hanno interrotto il loro percorso scolastico. ”Noi pensiamo che vi sia un attacco deliberato e non casuale all’istituzione scuola – ha detto ancora Piziali – perché la scuola rappresenta un fattore di equilibrio, di crescita e di pace e questo è contrario alle mire di chi la guerra vuole imporla perché consente di reclutare bambini soldato, di sfruttare sessualmente le bambine, di avere dei soggetti in grado di autodeterminarsi”. In questo contesto, è stato riconosciuto da molti interventi, gli insegnanti sono veri e propri ”operatori in prima linea, lavoratori ad alto rischio, perché rappresentano la voce che può formare persone diverse e più libere, e ad esempio contestare l’usanza dei matrimoni precoci e delle spose bambine”.

Qualunque strategia per salvare milioni di bambini e bambine dall’esclusione scolastica non può quindi prescindere dal concetto di ‘educazione in emergenza‘ che, secondo WeWorld-GVC rappresenta la nuova frontiera per realizzare i diritti dei bambini e quindi di tutti.

Se Giorgio Marrapodi, Direttore Generale per la Cooperazione allo sviluppo della Farnesina, ha ricordato che la Cooperazione italiana ha impiegato il 14% dei fondi disponibili per gli aiuti umanitari (20 milioni di euro) per difendere l’istruzione nelle emergenze, Vito Borrelli, rappresentante della Commissione Ue in Italia, ha sottolienato come anche la Ue sia tra i maggiori contributori, con una lunga serie di progetti il principale dei quali ha previsto di destinare 2,2 miliardi di euro ai bambini siriani e a quelli che si trovano da rifugiati nei paesi limitrofi.
Sia l’Italia che l’Unione Europea con una serie di programmi in partenariato con agenzie dell’Onu, ong e della società civile, sono intervenute in paesi come il Sud Sudan, quelli della zona del Lago Ciad, e ancora in Niger, Repubblica Centroafricana, Libano, Repubblica democratica del Congo. WeWorld

Ana de Vega, di UNHCR, ha posto l’accento su dati che devono far pensare: il 52% dei circa 68 milioni di profughi e rifugiati di cui si occupa l’agenzia dell’Onu sono bambini, e 7,4 milioni sono piccoli in età scolare cui viene negato nei fatti l’accesso all’istruzione. Tra i progetti che UNHCR ha in cantiere, e che vedono la partecipazione anche del settore privato, De Vega ha citato la rete network tra le scuole che è stata realizzata in Kenya, Rdc, Sud Sudan e Tanzania in collaborazione con netHOPE, Vodafone e Google, poi il progetto ‘Colibri’ per il sostegno alla formazione degli insegnati e infine un programma in collaborazione anche con l’Università di Ginevra per l’accesso agli studi superiori.

Infine il dato sull’Italia: secondo il rapporto ”da quando è stato creato il WeWorld Index l’Italia ha continuato a perdere posizioni in classifica e dal 2015 il suo punteggio è passato dalla 18/a posizione alla 27/a di quest’anno, perchè è stata superata da paesi che in passato le erano alle spalle: Irlanda, Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca…

Dal quadro generale la situazione che si presenta è indicativa di come il problema dell’inclusione sia in realtà una questione di diritti umani: il diritto all’istruzione, e di conseguenza il diritto ad un posto nella società che rispetti tutte le caratteristiche insite nell’essere umano, appare come l’origine, la ‘matrice’ di ogni diritto da cui poi discendono quello all’alimentazione sana, ad un ambiente non ostile, ai servizi sociali adeguati, al lavoro. Marco Chiesara ha ricordato che ”nel mondo sono oltre 100 milioni i bambini e le bambine che non vanno a scuola e vivono in contesti in cui la scuola è diventata un bersaglio. E’ per questi che occorre mobilitarsi”.

(@novellatop, 9 aprile 2019)