Nobel Yunus alla FAO, fame e conflitti legati, ma occorre cambiare il modo di pensare

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ROMA, 21 MAGGIO – Per fare il punto sui progressi compiuti dall’Alleanza FAO-Premi Nobel per la Pace il Nobel Mohammad Yunus è intervenuto oggi a Roma alla sede dell’organizzazione dell’Onu invocando un cambiamento radicale nel modo di affrontare la fame e i conflitti, che sono questioni spesso interconnesse.  “Se continuerai a fare le stesse cose che hai fatto finora, finirai con ottenere sempre gli stessi risultati… soprattutto su temi come la sicurezza alimentare, l’agricoltura e l’ambiente” ha affermato Yunus. “Se non cambiamo il nostro modo di pensare, se non lavoriamo in modo diverso, queste questioni non si risolveranno”.

Yunus con Josè Graziano da Silva

“Non potrà mai esserci sicurezza alimentare senza pace, e non c’è pace duratura senza sicurezza alimentare” gli ha fatto eco il Direttore generale della FAO José Graziano da Silva “Ogni volta che un conflitto incombe, o la fame minaccia la pace, dobbiamo dare sostegno alle comunità rurali vulnerabili. Per salvare vite, dobbiamo anche salvare i mezzi di sostentamento”.

L’Alleanza FAO-Premi Nobel per la Pace nasce nel maggio 2016 con l’obiettivo di rompere il circolo vizioso tra conflitti e fame. L’Alleanza vanta oggi dodici Premi Nobel per la Pace, incluso l’attivista yazida per i diritti umani Nadia Murad, Premio Nobel per la Pace 2018 per il suo impegno contro lo stupro come strumento di guerra e l’ex presidente Juan Manuel Santos, premiato nel 2016 per gli sforzi volti a porre fine alla guerra civile che tormenta la Colombia da oltre 50 anni. Fame e conflitti sono infatti strettamente interconnessi. Secondo i dati dell’Onu, il 60 percento della popolazione colpita dalla fame vive in aree di conflitto. Allo stesso tempo, il numero di conflitti legati al controllo delle risorse naturali per produrre cibo è in costante crescita.

L’evento di oggi ha fornito un esempio concreto di un nuovo approccio su come affrontare fame e conflitti. Un progetto pilota in Repubblica Centrafricana coinvolge sia cristiani che musulmani in iniziative di produzione agricola, formazione e sviluppo di iniziative imprenditoriali sociali, oltre a incentivare il dialogo tra le comunità per promuovere la coesione sociale. L’iniziativa si basa sull’expertise di Yunus in business sociale nel promuovere l’imprenditorialità agricola soprattutto tra i giovani, e su quella della yemenita Tawakkol Karman, attivista per i diritti umani e Premio Nobel per la Pace 2011, per quanto riguarda le iniziative di dialogo inter-religioso. Il progetto si sviluppa su un’area di proprietà della Chiesa Cattolica nei pressi della capitale Bangui, dove vivono 3000 sfollati. Il progetto è stato definito dalla FAO, finanziato dalla Cooperazione italiana, e implementato dall’ONG Cooperazione Internazionale (COOPI).

“Gli agricoltori sono ottimi imprenditori” ha sottolineato Yunus, ricordando che il progetto centrafricano è un solido esempio di come l’imprenditorialità agricola possa contribuire a trasformare le comunità e queste a loro volta possono incentivare le persone a fermarsi, invece di cercare migliori opportunità altrove.