Egitto: dopo Regeni la nuova denuncia di Amnesty, Patrick Zaki arrestato e torturato

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ROMA, 12 FEBBRAIO – ”L’arresto arbitrario e la tortura di Patrick Zaki rappresentano un altro esempio della sistematica repressione dello stato egiziano nei confronti di coloro che sono considerati oppositori e difensori dei diritti umani, una repressione che raggiunge livelli sempre più spudorati giorno dopo giorno”. E’ il commento di Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International sull’arresto del ricercatore egiziano Patrick Zaki, attualmente iscritto a un master in Studi di genere in Italia e fermato al suo arrivo all’aeroporto del Cairo lo scorso venerdì con accuse come ”diffusione di notizie false” e ”incitamento alla protesta”.
Amnesty, che si batte da sempre per ottenere la verita’ sul caso del giovane ricercatore Giulio Regeni, torturato e ucciso mentre si trovava al Cairo, chiede ”alle autorità egiziane il rilascio immediato e incondizionato di Patrick, in stato di fermo esclusivamente per il suo lavoro sui diritti umani e per le idee espresse sui social. E’ necessario che le autorità conducano un’indagine indipendente sulle torture che ha subito e che sia garantita la sua protezione in maniera tempestiva”.

Zaki, ricercatore in studi di genere presso l’Iniziativa egiziana per i diritti personali (Eipr), frequenta un master all’università di Bologna. Secondo il suo avvocato i funzionari dell’Agenzia di sicurezza nazionale (Nsa) l’hanno tenuto bendato e ammanettato per tutto l’interrogatorio durato 17 ore all’aeroporto e poi in una località non resa nota dell’Nsa a Mansoura. È stato interrogato sul suo lavoro sui diritti umani e sullo scopo della sua permanenza in Italia e più volte minacciato, colpito allo stomaco, alla schiena e torturato con scosse elettriche. L’8 febbraio la procura ne ha ordinato il fermo per 15 giorni in detenzione preventiva.