Zappia a “Friends of FAO”: no a restrizioni a rotte commerciali cibo per COVID-19

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NEW YORK, 30 APRILE – “Non ci sono prove scientifiche a sostegno della trasmissione COVID-19 associata al cibo, quindi non ci sono giustificazioni per imporre restrizioni. Mantenere aperte le rotte commerciali e far funzionare le catene di approvvigionamento è fondamentale”, ha detto la Rappresentante Permanente italiana alle Nazioni Unite Mariangela Zappia in un’intervista a Friends of FAO, una nuova rubrica della newsletter mensile dell’ufficio di collegamento della FAO a New York.

Il presidente dell’Assemblea generale, Tijjani Muhammad-Bande e l’ambasciatrice italiana sono i primi due contributori della comunità delle Nazioni Unite alla nuova rubrica che presenterà una serie di interviste che puntano i riflettori sulle sinergie chiave create tra l’organizzazione con sede a Roma e partner di alto livello provenienti della comunità delle Nazioni Unite.

Il presidente dell’Assemblea generale è da tempo un campione degli sforzi multilaterali per porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare e migliorare la nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile. L’Ambasciatrice Zappia presiede il Gruppo degli Amici per la sicurezza alimentare e la nutrizione a New York ed è forte sostenitrice della cooperazione multilaterale per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030.

L’intervista con l’ambasciatrice Zappia, in cui ha discusso della disponibilità di cibo durante la crisi COVID-19 e dell’impatto della pandemia sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, è pubblicata a seguire.

Di recente lei ha moderato una riunione straordinaria di alto livello del Gruppo di Amici della sicurezza alimentare e della nutrizione sull’impatto di COVID-19 sulla disponibilità e l’offerta di cibo. Perché era importante convocare questo incontro?

E’ stato un incontro molto tempestivo e costruttivo. Mentre ci concentriamo sull’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Coronavirus, dobbiamo prendere provvedimenti immediati per prevenire le ripercussioni di questa crisi sulla disponibilità e l’offerta di cibo. La risposta COVID-19 potrebbe generare una forte domanda e fornire shock ai sistemi agroalimentari e interruzioni delle catene di approvvigionamento, che potrebbero minacciare il sostentamento di milioni di persone e peggiorare ulteriormente le loro condizioni di salute, specialmente nei paesi più fragili già colpiti da grave malnutrizione e insicurezza alimentare. Dobbiamo migliorare la resilienza dei sistemi alimentari globali per prevenire gli effetti più devastanti di questo circolo vizioso. È urgentemente necessaria un’azione coordinata a livello internazionale. L’Italia, in qualità di presidente del Gruppo di Amici sulla sicurezza alimentare e la nutrizione, insieme a Brasile, Canada ed Egitto, ha preso l’iniziativa di far scattare l’allarme. Abbiamo discusso a fondo, presieduto dalla Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Emanuela Del Re, con il Presidente dell’Assemblea Generale Bande, la Vice Segretario Generale Amina Mohammed, l’inviato speciale Kalibata e i rappresentanti delle Agenzie con sede a Roma che hanno un ruolo centrale nel coordinamento Risposta delle Nazioni Unite e catena di approvvigionamento in questo settore. Siamo rimasti colpiti dalla partecipazione molto ampia e attiva degli Stati membri. La riunione ha confermato che esiste una reale preoccupazione per le conseguenze dell’attuale crisi sulla sicurezza alimentare e sulla necessita’ di una unità di intenti per prevenirle e mitigarle. Ora dobbiamo agire.

Mentre la pandemia di Coronavirus continua a diffondersi, sempre più governi stanno aumentando l’attuazione di misure restrittive. Quali suggerimenti ha per evitare che tali azioni non finiscano per interrompere la catena alimentare globale?

Numerosi input e idee sono emersi dall’incontro e sono stati inclusi nella Dichiarazione congiunta rilasciata dai moderatori. Innanzitutto, dobbiamo evitare ostacoli al movimento del cibo: non esistono prove scientifiche a sostegno della trasmissione di COVID19 associate al cibo, quindi non ci sono giustificazioni per le restrizioni. Mantenere aperte le rotte commerciali e far funzionare le catene di approvvigionamento è fondamentale. In secondo luogo, dobbiamo sostenere i piccoli agricoltori e produttori, soprattutto tenendo conto delle esigenze specifiche delle donne, assicurando che abbiano accesso a terra, credito e mercati. In terzo luogo, la pandemia e il suo impatto sulla sicurezza alimentare influenzeranno in modo sproporzionato i Paesi in via di sviluppo già alle prese con l’instabilità, la salute e la crisi alimentare, l’impatto dei cambiamenti climatici. La situazione in molte parti dell’Africa, negli Stati in via di sviluppo senza accesso al mare e nelle piccole isole è già davvero preoccupante. La comunità internazionale, il sistema delle Nazioni Unite, il G20, le istituzioni finanziarie dovrebbero davvero unirsi e fare uno sforzo in più per il loro sostegno. In quarto luogo, la pandemia ci ha mostrato chiaramente che pace e sicurezza, diritti umani e sviluppo si intrecciano. Oggi è più che mai essenziale lavorare in modo coordinato e integrato, tenendo presente il nesso tra assistenza umanitaria e sviluppo sostenibile. In questo spirito, l’Italia ha già attivato diversi flussi d’azione e ha proposto l’istituzione di una coalizione alimentare attraverso la FAO.

Pensa che COVID-19 abbia messo in pausa il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile? Quale ruolo prevede per il Gruppo di Amici della sicurezza alimentare e della nutrizione nei prossimi mesi, e in particolare in relazione all’attuazione dell’agenda 2030?

L’entità dell’impatto di questa crisi globale e’ ancora sconosciuta, ma sicuramente investirà tutti gli aspetti delle nostre società. Il modo in cui modelliamo la nostra risposta oggi influenzerà l’aspetto del mondo domani. La situazione attuale non ha precedenti, ma abbiamo già una tabella di marcia per affrontarla: l’Agenda 2030. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile rimangono la bussola per trovare le giuste soluzioni: solo in questo modo la ripresa rappresenterà un’opportunità per ricostruire meglio. Le conseguenze della pandemia sulla disponibilità e sull’offerta di cibo ci dicono che raggiungere l’obiettivo Fame Zero non può essere messo in pausa. L’impegno dell’Italia sull’obiettivo due, come partner di lunga data e ospite del polo agro-alimentare delle Nazioni Unite, è irremovibile, come dimostrano anche le priorità e le attività della Cooperazione Italiana allo Sviluppo. Continueremo a alimentare la discussione e mobilitare la comunità internazionale su questi temi in tutte le piattaforme e forum multilaterali, anche qui a New York attraverso il Gruppo di Amici. In vista del vertice sui sistemi alimentari del 2021, lavoreremo in stretto contatto con la FAO, il PAM e l’IFAD, riuniremo tutte le parti interessate, scambieremo competenze e informazioni, costruiremo partnerariati. Abbiamo un percorso cruciale da percorrere per favorire una ripresa mirata ad una maggiore resilienza e sostenibilità. Come ha sottolineato il Segretario generale, dobbiamo puntare a “Recovery Better”: l’Italia sostiene pienamente questo appello, come affermato dal ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio in una recente conversazione con Guterres. (@OnuItalia)