Zappia: con donne al tavolo della pace risultati migliori

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NEW YORK / ROMA, 13 OTTOBRE – Quando siedono al tavolo della pace le donne danno risultati migliori. Perché pero’ sono così rare le occasioni che vedono in prima linea le donne mediatrici? Secondo le Nazioni Unite, tra il 1992 e il 2018, solo il 13% dei negoziatori, il 3% dei mediatori e il 4% dei firmatari dei principali processi di pace sono state donne. Uno studio del 2018 pubblicato sulla rivista International Interactions ha rilevato che degli 82 accordi di pace esaminati tra il 1989 e il 2011, le donne rappresentavano meno del 20% dei firmatari attraverso sei processi di pace nella Repubblica Democratica del Congo, El Salvador, Guatemala, Irlanda del Nord, Papua Nuova Guinea e Liberia.

“Non e’ abbastanza: l’effettiva partecipazione delle donne ai negoziati di pace è essenziale per aumentare la sostenibilità e la qualità della pace”, ha affermato oggi la Rappresentante permanente italiana all’Onu, Ambasciatrice Mariangela Zappia, in un intervento a “Women Talks”, una discussione organizzata nell’ambito del progetto “Women Peace and Security. Legal Aspects and Beyond ”dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza,  a 20 anni dall’adozione della Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

https://youtu.be/y6hNCCZ7jyg 

L’intervento dell’Ambasciatrice ha coinciso con un approfondimento oggi sul New York Times: “Le donne che costruiscono la pace e le organizzazioni guidate dalle donne sono spesso quelle che corrono verso il problema mentre tutti gli altri scappano”, scrive Sanam Naraghi-Anderlini, autrice di “Women Building Peace: What They Do, Why It Matters “, il problema sono triplice ostacolo di sessismo, razzismo e difetti sistemici nel modo in cui sono progettati i processi di pace”.

L’Italia è fortemente impegnata a proteggere e promuovere i diritti delle donne e l’effettiva partecipazione delle donne nella prevenzione e soluzione dei conflitti, nel mantenimento della pace e nella costruzione della pace. “L’Italia – ha affermato l’Ambasciatrice italiana – è anche impegnata nella lotta alla violenza di genere nei conflitti armati, è una paladina dell’Agenda per la Pace, un contributore chiave alla formazione delle forze di pace sui diritti delle donne e il partnerariato con le Nazioni Unite contro tradizionali pratiche dannose come le mutilazioni genitali femminili e nel mainstreaming della questione del genere in tutte le attività di cooperazione allo sviluppo “.

Per leggere l’intervista di Naraghi-Anderlini al New York Times, clicca qui. (@OnuItalia).